Codacons: crollo vendite con fiammata prezzi
I dati Istat sulle vendite al dettaglio di gennaio confermano in pieno le previsioni del Codacons e attestano un forte calo degli acquisti da parte delle famiglie che scendono dello 0,5% in valore e dello 0,7% in volume su mese. Lo afferma il Codacons, commentando i numeri forniti oggi dall’Istat.
“Il caro-bollette e le conseguenze della crisi energetica sui prezzi al dettaglio iniziano a far sentire i propri effetti sui consumi degli italiani – afferma il presidente Carlo Rienzi – Rispetto al mese precedente calano le vendite sia per i beni alimentari, sia per quelli non alimentari, un segnale preoccupante per la nostra economia”.
“Dati, tuttavia, destinati a peggiorare nelle prossime settimane – avverte Rienzi – La fiammata dell’inflazione di febbraio e il conflitto scoppiato in Ucraina, unitamente all’escalation dei listini dei carburanti, avranno effetti dirompenti sui consumi delle famiglie, con le vendite destinate a calare ulteriormente”.
Breaking news
A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerà a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo