09:56 martedì 16 Novembre 2021

Tesla: Musk vende altre azioni dopo smobilizzi per $6,9 miliardi. E ora contro ha anche JP Morgan

Problemi ormai all’ordine del giorno per Elon Musk e la sua Tesla: sono praticamente più di 10 giorni che Musk è tornato prepotentemente sotto i riflettori, a Wall Street, prima con un sondaggio su Twitter, poi con informazioni vari sulle azioni TSLA che ha deciso di smobilizzare, qualche ora dopo anche con un botta e risposta con Bernie Sanders, e infine con la denuncia presentata alla corte federale di Mahnattan che ha come mittente il colosso bancario americano JP Morgan. Una denuncia con cui la banca ha chiesto un risarcimento di $162,2 milioni al colosso produttore di auto elettriche per presunta violazione “in flagrante” di un contratto sui warrant che risale al 2014.

Non ultima per importanza, ore fa è arrivata la notizia relativa alla decisione di Musk di vendere altre azioni Tesla per $930 milioni, dopo gli smobilizzi della scorsa settimana, che erano ammontati a $6,9 miliardi.

La carrellata di news non poteva non avere un effetto sul valore di mercato della casa automobilistica, che è sceso ieri al di sotto dell’ambita soglia di $1 trilione  che aveva agguantato alla fine di ottobre, sulla scia della scossa firmata Hertz.

Ma veniamo all’oggetto del contenzioso con JP Morgan. Nel 2014 – si legge nel testo della denuncia depositata dal colosso bancario americano – Tesla aveva venduto alla controparte contratti warrant, che avrebbero pagato nel caso in cui il loro “strike price” si fosse attestato a un valore inferiore a quello corrente di TSLA alla scadenza dei contratti, fissata per i mesi di giugno e luglio del 2021.

JPMorgan, che, a suo avviso, disponeva dell’autorità di effettuare aggiustamente sullo strike price, ricorda che ridusse sostanzialmente il prezzo predefinito, lo strike price per l’appunto, dopo il famoso tweet che Elon Musk pubblicò il 7 agosto del 2018.

Nel tweet, Musk aveva detto che avrebbe proceduto al delisting della sua società per un valore di $420 per azione, rassicurando sul fatto che “si era assicurato i finanziamenti” necessari. La banca poi limò parte di quella riduzione dello strike price 17 giorni più tardi, quando Musk abbandonò quell’idea.

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Il titolo Tesla schizzò tuttavia di 10 volte circa nel periodo intercorso dal momento del tweet alla scadenza dei contratti, quest’anno: fattore, denuncia JP Morgan, che avrebbe dovuto portare Tesla, in base a quanto pattuito, a consegnare al gigante finanziario azioni o cash. Il non averlo fatto, ha precisato JP Morgan, equivale a un default da parte del gruppo automobilistico.

“Sebbene gli aggiustamenti di JP Morgan siano stati appropriati e richiesti in base a quanto stabilito – si legge nella denuncia di JPM – Tesla ha ignorato in flagrante il suo chiaro obbligo contrattuale di pagare JP Morgan. Nessun commento è arrivato dalla società diretta interessata. Nella denuncia della banca, si legge tra l’altro che Tesla aveva venduto i warrant per ridurre una potenziale diluizione che si sarebbe potuta verificare a causa di una vendita separata di bond convertibili e, anche, per abbassare l’importo delle tasse federali dovute. Tasse: una parola che continua a perseguitare Musk, anche se c’è da dire che è stato lo stesso Musk a far riemergere la sua posizione fiscale con il sondaggio lanciato su Twitter lo scorso 6 novembre.

Su JP Morgan, le ultime dichiarazioni di Tesla in merito al contratto siglato risalgono al 201, quando il colosso EV si lamentò del fatto che gli aggiustamenti effettuati dalla banca rappresentavano “un tentativo opportunistico di approfittare dei ambiamenti della volatilità del titolo Tesla”. JP Morgan dal canto suo metteva in evidenza come i calcoli da essa effettuati non siano stati mai oggetto di contestazione.

Tornando alla ennesima vendita delle azioni lanciata da Musk, stando alla documentazione depositata presso la Securities and Exchange Commission, nella giornata di ieri, 15 novembre, Musk ha venduto più di 934.000 azioni Tesla. In tutto, il ceo del gruppo ha venduto 7,23 milioni di azioni per un ammontare di $7,83 miliardi dall’8 novembre scorso, il giorno dopo la pubblicazione dell’esito del sondaggio lanciato da lui stesso su Twitter, con cui aveva interpellato i suoi followers sulla necessità o meno di procedere al 10% delle sue azioni Tesla. Marketwatch fa notare comunque che la fase di smobilizzo di alcune azioni era stata lanciata ben prima la pubblicazione del post sul social.

ln ogni caso il sì alla vendita delle sue azioni era arrivato dalla maggioranza, ovvero dal 58% dei 3,5 milioni dei suoi followers che avevano partecipato al sondaggio.

 

 

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