16:13 mercoledì 8 Settembre 2021

Wall Street con i piedi di piombo, strategist divisi. UBS ottimista alza target S&P 500 2021-2022

Wall Street contrastata, la borsa Usa conferma il nervosismo degli operatori, che temono l’arrivo di una correzione. Il Dow Jones mette a segno una variazione di appena +0,08% a 35.127 punti, mentre lo S&P 500 segna un -0,03% a 4.518; il Nasdaq perde lo 0,34% a quota 15.321 circa.

Gli analisti di UBS rimangono in realtà ancora ottimisti sull’azionario degli States:

“Il rally estivo che ha portato lo S&P 500 a nuovi massimi, a fronte di ostacoli potenziali come un aumento dei tassi all’orizzonte, ha scatenato tra gli investitori il dibattito sulla capacità dell’azionario Usa di riportare nuovi rialzi nel resto dell’anno e verso il prossimo anno – si legge nella nota – E’ probabile che a un certo punto l’azionario faccia dietrofront, probabilmente a causa di un nuovo aumento dei rendimenti reali, ma altri fattori positivi dovrebbero portare lo S&P 500 a salire a un nuovo record entro la fine dell’anno”.

Non per niente UBS ha rivisto al rialzo il target di fine anno del 2021 e del 2022 dell’indice benchmark Usa rispettivamente a 4.650 punti e a 4.850.

Nella giornata di ieri, invece, Morgan Stanley ha tagliato il rating sull’azionario americano ad “underweight”.

“Intravediamo un periodo nervoso per i mesi di settembre e di ottobre, in corrispondenza con le fasi finali della transizione di metà ciclo – hanno scritto gli strategist del team di Andrew Sheets – Continuiamo a ritenere che questo sia un ciclo ‘normale’, semplicemente più veloce e più forte, e il nostro modello di ciclo rimane in espansione. Ma i prossimi due mesi presenteranno rischi molto forti per la crescita, la politica, e l’agenda normativa”.

Sulla borsa Usa si è espressa anche Credit Suisse.

Nel report sulla strategia dell’azionario globale “Global Equity Strategy”, diramato oggi, gli analisti della banca d’affari hanno ribadito il rating small underweight per Wall Street.

Nell’analisi è stato messo in evidenza che “gli Stati Uniti tendono a essere l’area che performa in misura peggiore, in corrispondenza di un aumento del costo del debito high-yield (visto che si tratta di un’economia che ha fatto affidamento al leverage molto più di qualsiasi altra ragione)”.

Credit Suisse ha precisato di essere “small overweight solo sui tecnologici (l’hi-tech Usa sovraperforma il 70% delle volte in cui i tecnologici fanno meglio)”, rilevando come “i rischi fiscali e di regolamentazione (degli Stati Uniti) appaiano più elevati rispetto a quelli di Europa o Giappone”.

Attesa oggi per il Beige Book stilato dalla Federal Reserve, il rapporto sulle condizioni economiche degli Stati Uniti che la Fed pubblica otto volte l’anno, che darà maggiori informazioni sulle condizioni di salute dell’economia Usa.

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