Wall Street sull’ottovolante, chiude settimana peggiore da maggio
Wall Street ha chiuso la scorsa settimana, cominciata all’insegna dei record, col segno meno, registrando la performance peggiore da fine maggio. Ad avere pesato sull’umore degli investitori è stato il venire meno delle speranze in un taglio dei tassi di 50 punti base da parte della Federal Reserve nella riunione del 30 e 31 luglio prossimi. Nel frattempo, il presidente americano Donald Trump è tornato a twittare contro la Fed sperando che “non rovini” tutto.
Nella seduta di venerdì, il DJIA ha perso lo 0,25% a quota 27.154,20. L’S&P 500 ha ceduto lo 0,62% a quota 2.976,61. Il Nasdaq Composite ha lasciato sul terreno lo 0,74% a 8.146,49.
In settimana il Dow ha perso lo 0,6% e gli altri due indici l’1,2% circa. Il petrolio ad agosto a New York ha finito in aumento dello 0,6% a 55,63 dollari ma ha subito il calo settimanale peggiore da fine maggio (-7,6%).
Breaking news
A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerà a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo