Fondi passivi raggiungeranno un quarto della quota di mercato europea
Entro il 2025 la quota di mercato che fa capo ai fondi a gestione passiva raggiungerà il 25% del totale dell’industria di asset management (gestione degli investimenti) in Europa. Lo riferisce l’agenzia Moody’s Investors Service in un report pubblicato di recente. I fondi passivi si limitano a replicare l’andamento di un dato indice di Borsa ma presentano commissioni più basse rispetto ai fondi a gestione attiva.
La crescita sarà favorita dalla domanda robusta proveniente dagli investitori istituzionali e dalle norme di regolamentazione più favorevoli nell’universo degli investitori retail. I fondi passivi rappresentavano il 14% del mercato europeo alla fine del 2017. Lo scenario più ottimista di Moody’s vede la quota di mercato salire al 27%, mentre lo scenario più cauto al 22%.
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Wall Street apre in negativo, influenzata dall’aumento dei prezzi del petrolio a causa delle tensioni in Medio Oriente e dai risultati trimestrali deludenti di Tesla e Alphabet. Le azioni di Alphabet scendono del 5,9% a causa delle nuove previsioni di spesa, mentre Tesla perde il 9,6% dopo utili inferiori alle attese. Gli indici Dow Jones, S&P 500 e Nasdaq sono tutti in calo, mentre il petrolio Wti segna un significativo aumento.
Nella settimana conclusasi il 18 luglio, le richieste di sussidio di disoccupazione negli Stati Uniti sono diminuite di 22.000 unità rispetto alla settimana precedente, superando le aspettative degli analisti. La media delle ultime quattro settimane ha visto un calo, segnale di un mercato del lavoro in miglioramento.
tim ha concluso la prima parte del suo programma di riacquisto azionario, acquistando 14 milioni di azioni per un valore totale di oltre 108 milioni di euro. Il piano, iniziato a maggio 2026, prevede l’acquisto di un massimo di 70 milioni di azioni. Attualmente, tim detiene circa lo 0,12% del proprio capitale sociale in azioni proprie.
Nuovo affondo dell’Unione Europea contro i colossi del tech. La Commissione europea ha sanzionato Google per un importo complessivo di 890 milioni di euro, contestando al gruppo di Mountain View due distinte violazioni del Digital Markets Act (DMA) legate al motore di ricerca e al marketplace Google Play