Credit Suisse ribadisce fiducia su Ferrari: il titolo è “overweight”
Credit Suisse scommette su Ferrari. Nonostante l’addio prematuro del presidente e amministratore delegato Sergio Marchionne a causa delle gravi condizioni di salute, la casa d’affari svizzera conferma il giudizio “outperform” sulla Casa di Maranello.
“Ferrari perde un vincente ma la strada è tracciata” si legge in una nota, in cui si ricordano alcuni dei successi di Ferrari sotto la guida di Marchionne, tra cui il +155% segnato dal titolo dall’Ipo a Wall Street.
Gli analisti della banca svizzera indicano di aspettarsi un periodo di volatilità nel breve termine per dare tempo al mercato di ‘digerire’ il cambio ai vertici. Tuttavia la scelta del nuovo amministratore delegato, ricaduta su Louis Camilleri, viene apprezzata, alla luce della sua forte esperienza manageriale (è stato al vertice di Philip Morris International) e della sua profonda conoscenza di Ferrari, di cui era gia’ consigliere di amministrazione.
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A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerà a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo