Usa, domanda beni durevoli sale più del previsto a febbraio
Dato senza luci ma nemmeno ombre dal fronte macro statunitense. La domanda di beni durevoli negli Stati Uniti è aumentata dell’1,7%, più dell’1,2% previsto dagli analisti. Il dato del mese precedente è stato rivisto al ribasso a +2% da una variazione positiva del 2,3%.
Gli ordini di beni durevoli in generale sono stati buoni, ma non eccelsi, con i beni nel settore della difesa e dei metalli primari che hanno visto i maggiori incrementi delle richieste. I beni strumentali (+2,6% dopo il +5,2% di gennaio) dovrebbero avere un impatto positivo sul Pil nel primo trimestre, che secondo le stime della Fed di Atlanta registrerà un’espansione di appena lo 0,9%. Male invece informatica, comunicazioni e auto, che hanno registrato un calo della domanda.
Breaking news
A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerà a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo