Apple, oscillazioni sospette: dietro forse c’è Buffett che specula
A Wall Street c’è grande stupore per l’oscillazione sospetta dei titoli Apple stamani negli Stati Uniti. Con un’unica operazione di block trade, un operatore ha venduto 9,24 milioni di titoli Apple, al valore di $141, per un ammontare complessivo superiore a 1 miliardo e 300 milioni di dollari. Le azioni Apple valgono circa 140 dollari al momento, dopo il record di 140,69 testato ieri.
I trader di Borsa speculano sul fatto che dietro a un simile ordine massiccio ci possa essere la mano “pesante” del finanziere miliardario Warren Buffett, che alla fine di febbraio aveva reso noto che la sua holding Bershire Hathaway aveva raddoppiato l’investimento in Apple nel primo trimestre del 2017, portandolo a 133 milioni di titoli.
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Wall Street apre in negativo, influenzata dall’aumento dei prezzi del petrolio a causa delle tensioni in Medio Oriente e dai risultati trimestrali deludenti di Tesla e Alphabet. Le azioni di Alphabet scendono del 5,9% a causa delle nuove previsioni di spesa, mentre Tesla perde il 9,6% dopo utili inferiori alle attese. Gli indici Dow Jones, S&P 500 e Nasdaq sono tutti in calo, mentre il petrolio Wti segna un significativo aumento.
Nella settimana conclusasi il 18 luglio, le richieste di sussidio di disoccupazione negli Stati Uniti sono diminuite di 22.000 unità rispetto alla settimana precedente, superando le aspettative degli analisti. La media delle ultime quattro settimane ha visto un calo, segnale di un mercato del lavoro in miglioramento.
tim ha concluso la prima parte del suo programma di riacquisto azionario, acquistando 14 milioni di azioni per un valore totale di oltre 108 milioni di euro. Il piano, iniziato a maggio 2026, prevede l’acquisto di un massimo di 70 milioni di azioni. Attualmente, tim detiene circa lo 0,12% del proprio capitale sociale in azioni proprie.
Nuovo affondo dell’Unione Europea contro i colossi del tech. La Commissione europea ha sanzionato Google per un importo complessivo di 890 milioni di euro, contestando al gruppo di Mountain View due distinte violazioni del Digital Markets Act (DMA) legate al motore di ricerca e al marketplace Google Play