BP-BPM: da sindacati sì a fusione. Fabi: “con no arrivo di spregiudicati fondi Usa”
Ok dei sindacati del credito “senza se e senza ma” alla fusione Bpm-Banco Popolare. Così Agostino Megale, numero uno della Fisac Cgil:
“Tutti i sindacati nazionali sostengono unitariamente la fusione senza se e senza ma nell’attuale scenario, che vede una parte del sistema bancario nella tempesta, siamo di fronte alla prima operazione di politica industriale vera, una fusione che è utile al Paese, perchè è un segnale che dalle difficoltà si può uscire e che il sistema bancario ce la può fare, ed è utile ai lavoratori, perchè tutela l’occupazione e rafforza il welfare”.
Concorda Lando Maria Sileoni, segretario della Fabi:
“La nascita del terzo gruppo bancario garantirà stabilità ai lavoratori, alla clientela e direttamente garantirà stabilità al settore bancario. E’ un periodo estremamente delicato, con le vicende di MPS, delle banche venete e delle good bank” e “se dovesse vincere il no la banca, che comunque dovrà trasformarsi in Spa, diventerebbe scalabile e con l’arrivo di possibili spregiudicati fondi Usa si creerebbero non pochi problemi occupazionali”. Insomma, “sarebbe una macelleria sociale“.
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A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerà a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo