Eurozona: in crescita Pmi manifatturiero, grazie a Germania. Male Francia e Irlanda
BRUXELLES (WSI) – Migliora nell’Eurozona l‘attività manifatturiera con la crescita della produzione, nuovi ordini, esportazioni e livelli occupazionali. Il dato si attesta a quota 52,6, invariato rispetto alla precedente stima flash e in linea con le previsioni. L’indicatore segna un miglioramento rispetto ai 51,7 punti di agosto, a conferma dell’accelerazione della crescita dell’economia.
E’ stata soprattutto la Germania a trainare al rialzo l’indice Pmi manifatturiero, ma anche l’Italia stavolta ha fatto bene, con l’indice in fase di espansione, al massimo in due mesi, a 51 punti.
Anelli deboli del settore manifatturiero dell’area euro sono stati Olanda, Irlanda e Francia. In particolare l’indice manifatturiero della Francia, pur attestandosi al record in sette mesi, si è confermato in fase di contrazione, al di sotto dei 50 punti. Nel caso della Grecia, il dato è sceso al valore più basso in due mesi, a 49,2 punti.

Breaking news
A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerà a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo