Ue: costo del lavoro rallenta ma resta in aumento, tranne che in Italia
I costi orari del lavoro nell’area euro sono aumentati dell’1% rispetto a 1,6% nello stesso periodo dell’anno scorso. Le attese degli analisti erano per un risultato di +1,5%. Nel blocco a 28 dell’Ue sono aumentati dell’1,4% dopo il +1,6%. Sono le cifre pubblicate oggi da Eurostat. In Italia il costo del lavoro, una delle spese principali sostenute dal datore di lavoro a livello di produzione dell’impresa, è invece sceso dell’1,1%. Le pressioni sul fronte dei prezzi sembrano insomma impostate per rimanere molto moderate anche nei prossimi trimestri.
Con i dati dei singoli paesi che avevano mostrato un calo marcato del costo del lavoro in Germania (-1%, ai minimi degli ultimi nove trimestri dell’1,8% su base annuale), una contrazione ulteriore in Spagna e un rallentamento della crescita dei salari in Francia, le cifre erano destinate a registrare una frenata rispetto al tasso del +1,7% (sempre su base annuale) visto nei primi tre mesi dell’anno.
Breaking news
A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerĂ a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo