Brexit e Regno Unito: crolla fiducia consumatori, mai così giù da 26 anni
LONDRA (WSI) – Crolla nel mese di luglio la fiducia dei consumatori inglesi che arriva a perdere 11 punti a -12, il crollo mensile peggiore degli ultimi 26 anni. A pesare ovviamente il voto sulla Brexit del 23 giugno scorso.
Le attese sulla situazione economia nei prossimi 12 mesi crollano a 33, perdendo 19 punti percentuali. Calano anche di 11 punti, arrivando a -2 le intenzioni di acquisto di beni durevoli mentre la stima della situazione finanziaria personale dei cittadini britannici per i prossimi 12 mesi cala di 9 punti, a -1.
In Galles, che si è espresso a maggioranza a favore dell’uscita del paese dall’Ue, l’indice della fiducia dei consumatori perde 21 punti e anche nel nord dell’Inghilterra si registra un malcontento generale, -18 punti. Nel centro Inghilterra il calo invece è stato minore, – 3 punti. Secondo gli analisti l’indice sulla fiducia è calato sì, ma non così tanto come durante la crisi del 2008-2009 e nel 2013 dove aveva toccato – 27 punti.
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A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerà a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo