08:39 martedì 21 Giugno 2016

Diktat Fmi al Giappone: inflazione, i salari devono aumentare. Altrimenti, sanzioni

L’ FMI boccia l’Abenomics e anche la politica di tassi negativi introdotta in Giappone a febbraio. Secondo il Fondo, tale politica non è riuscita di fatto a generare la domanda interna del paese.

L’istituzione di Washington ha raccomandato anche caldamente al Giappone di rinunciare a stabilire il momento in cui prevede il raggiungimento da parte deltasso di inflazione al target del 2%. Raggiungimento che, secondo la Bank of Japan, avverrà nell’anno fiscale 2017.

“Il quadro della politica monetaria deve diventare più flessibile, con la Bank of Japan che deve abbandonare l’abitudine di fissare una data di calendario specifica in cui l’inflazione raggiungerà il target. Sebbene tale cambiamento possa aumentare la credibilità della Bank of Japan nello stabilire un obiettivo più realistico, la transizione dovrà essere comunicata nel modo opportuno, per evitare la percezione che la banca centrale stia riducendo il suo impegno a raggiungere il suo target di inflazione, e per limitare potenziali reazioni avverse di mercato, incluso l’apprezzamento dello yen”.

L’Fmi chiede anche che il governo di Tokyo introduca un meccanismo per assicurarsi che le aziende che generano profitti aumentino i salari base di almeno il 3%, a fronte di incentivi fiscali o – come ultimo strumento – di sanzioni.

L’FMI prevede ora una crescita del pil del Giappone dello 0,5% circa nel 2016, dello 0,3% nel 2017, a fronte di una crescita potenziale che scivolerà vicino allo zero entro il 2030, causa il collasso demografico.

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