Made in Italy: nel 2021 l’export crescerà nei mercati emergenti
Le vendite dei prodotti più rifiniti del Made in Italy nei mercati emergenti, indica lo studio di Confindustria e Prometeia “Esportare la dolce vita“, aumenteranno del 43% in sei anni. In particolare, le stime sui trenta principali mercati emergenti indicano che i cosiddetti prodotti belli e ben fatti (Bbf) avranno un giro d’affari di 15 miliardi di euro nel 2021, in crescita di 4,5 miliardi rispetto ai livelli del 2015.
Principali responsabili della crescita dell’export di Bbf italiani saranno gli Emirati arabi uniti, seguiti dalla Cina e dalla Russia, per quanto quest’ultima continuerà a perdere rilevanza. I trenta mercati emergenti presi in considerazione nello studio importeranno dall’Italia quasi quanto fanno oggi Francia e Germania messe assieme entro il 2021.
Breaking news
Wall Street apre in negativo, influenzata dall’aumento dei prezzi del petrolio a causa delle tensioni in Medio Oriente e dai risultati trimestrali deludenti di Tesla e Alphabet. Le azioni di Alphabet scendono del 5,9% a causa delle nuove previsioni di spesa, mentre Tesla perde il 9,6% dopo utili inferiori alle attese. Gli indici Dow Jones, S&P 500 e Nasdaq sono tutti in calo, mentre il petrolio Wti segna un significativo aumento.
Nella settimana conclusasi il 18 luglio, le richieste di sussidio di disoccupazione negli Stati Uniti sono diminuite di 22.000 unità rispetto alla settimana precedente, superando le aspettative degli analisti. La media delle ultime quattro settimane ha visto un calo, segnale di un mercato del lavoro in miglioramento.
tim ha concluso la prima parte del suo programma di riacquisto azionario, acquistando 14 milioni di azioni per un valore totale di oltre 108 milioni di euro. Il piano, iniziato a maggio 2026, prevede l’acquisto di un massimo di 70 milioni di azioni. Attualmente, tim detiene circa lo 0,12% del proprio capitale sociale in azioni proprie.
Nuovo affondo dell’Unione Europea contro i colossi del tech. La Commissione europea ha sanzionato Google per un importo complessivo di 890 milioni di euro, contestando al gruppo di Mountain View due distinte violazioni del Digital Markets Act (DMA) legate al motore di ricerca e al marketplace Google Play