Petrolio, il rimbalzo di Brent e Wti perde slancio
Martedì scorso l’AD di British Petroleum aveva avvertito che il petrolio toccherà un minimo record assoluto nel primo trimestre del 2016. Per ora le quotazioni del greggio sembrano invece, complice anche il ritorno al sereno del clima sui mercati in Cina, avere voglia di rimbalzare dopo aver toccato i minimi di 14 anni (vale sia per il Wti sia per il Brent).
Nella prima mattinata di oggi, dopo le 9.30 italiane, il contratto sul Brent era in rialzo di anche l’1,69% a quota $34,29 mentre il future analogo sul West Texas Intermediate era in progresso dell’1,2% a $33,70 al barile. Da quel momento in poi i guadagni si sono ridotti e al momento i due contratti scambiano con un incremento di mezzo punto percentuale circa. Il brent fa +0,49% a $33,92 e il Wti fa +0,2% in area $33,34.
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Ieri la società ha annunciato di essersi aggiudicata un nuovo contratto onshore per il progetto Uthmaniyah Gas Compression Plant in Arabia Saudita
Wall Street apre in positivo, ignorando le tensioni tra Stati Uniti e Iran e i dati sull’inflazione all’ingrosso. Le minacce di Trump verso l’Iran non scoraggiano i mercati, mentre i dati sull’inflazione superano le aspettative. Il Dow Jones, lo S&P 500 e il Nasdaq registrano guadagni, mentre il prezzo del petrolio WTI sale leggermente.
Le borse cinesi chiudono in negativo a causa delle tensioni tra USA e Iran e delle vendite nel settore tecnologico. L’indice Hang Seng di Hong Kong scende per la settima sessione consecutiva. Alibaba e altre piattaforme tecnologiche sono sotto esame per pubblicità ingannevoli legate al Festival dello shopping ‘618’.
La Borsa di Tokyo ha chiuso piatta dopo una sessione mattutina volatile, segnata dalle tensioni tra Usa e Iran e dall’aumento dei prezzi del petrolio. L’indice Nikkei ha recuperato, chiudendo in lieve rialzo, mentre il Topix ha registrato una leggera flessione.