Trivelle Basilicata: i legami tra Renzi, Boschi e big petrolio

4 aprile 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – Il ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi, che ha già pagato con le dimissioni lo scandalo sulle trivellazioni in Basilicata, non è il solo esponente di governo che rischia di saltare. Il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, tra i più popolari dell’amministrazione Renzi, avrebbe intrattenuto conversazioni continue via mail con le grandi aziende petrolifere, in pressing per fare approvare l’emendamento alla legge di Stabilità che ha dato il va alle estrazioni di oro nero nella regione meridionale.

Le rivelazioni sono del Fatto Quotidiano, secondo cui l’ufficio del ministero della Boschi si è mantenuto in contatto con le big del petrolio a proposito della norma sul giacimento di Tempa Rossa. Stando al resoconto del quotidiano, da dicembre 2014 è incominciato un grande giro di email tra due aziende del calibro di Total e Shell e il ministero della Boschi.

L’impatto politico dello scandalo Tempa Rossa è stato come era lecito attendersi veemente. Ancor più dopo che è giunta la notizia della condanna a diversi anni di prigione per i massimi dirigenti di Total per un’inchiesta del 2008 della procura di Potenza per corruzione e turbativa d’asta.

Lo si può definire il primo vero guaio giudiziario dell’esecutivo Renzi, in carica da più di due anni. Luigi Di Maio del MoVimento 5 Stelle ha accusato il governo nella sua interezza, mentre l’ala dei dissidenti del PD ha colto l’occasione per cambiare registro.

Minoranza PD chiede cambio radicale

Nessuno si spingerà fino ad accogliere l’appello M5s a votare la sfiducia al governo, “quella dei grillini era solo una provocazione” per Roberto Speranza“, ma secondo la la minoranza Pd la vicenda-Guidi non è chiusa.

Le dimissioni del ministro sono ritenute apprezzabili, “nessuno in questo momento pensa di estendere le critiche al ministro Boschi come fanno invece quelli di M5s, ma il problema della gestione del potere da parte del premier per la sinistra Pd esiste e questa è un’occasione per mandare un segnale chiaro, secondo un esponente della minoranza del partito al governo.

“Renzi deve capire che i prossimi mesi saranno difficili per il governo, per tanti motivi. Se fa un accordo con Bersani, con Cuperlo, allora riesce a serrare le file. Sennò rischia…”.

Non a caso, fanno notare, da Firenze Gianni Cuperlo ha lanciato un invito al premier: “Se fossi il presidente del Consiglio coglierei questa occasione per fare un tagliando al governo, vedo molta concentrazione di potere, familismo…”. Non è, banalmente, la richiesta di qualche poltrona, magari prorio quella lasciata libera dalla Guidi. La minoranza punta a riconquistare peso nei percorsi decisionali, anche nel partito, vuole sfuggire a quella morsa dei voti in direzione che “servono solo a ratificare le decisioni di Renzi”.

Il primo ad attaccare è stato Federico Fornaro, un bersaniano doc: “La vicenda che ha visto coinvolta l’ex ministro Guidi non può essere derubricato a fatto marginale perché ha portato alla luce l’esistenza di una zona grigia su cui è necessario riflettere e intervenire per cancellare dubbi e per impedire il ripetersi di comportamenti inaccettabili”. La “zona grigia” è appunto il metodo renziano di gestire partito e governo: tutto accentrato sul leader e i pochi fedelissimi.

Il simbolo di questo sistema, per la minoranza, è il ministro Maria Elena Boschi ma “allo stato non ci sono elementi per attribuirle niente”, spiega un bersaniano. Soprattutto, non è pensabile che la sinistra PD faccia gioco di sponda con i grillini facendo cadere il governo, anche perché al momento nessuno ha alternative da mettere in campo. Ma la denuncia, “politica” come dicono i bersaniani, di un sistema di gestire potere, quella ci sarà, insieme all’affondo sul referendum.

Un modo per tenere il fiato sul collo del leader, che nei prossimi mesi dovrà affrontare passaggi delicati su più fronti, a cominciare dal referendum contro le trivellazioni vicino alle coste e alla tornata delle amministrative, che saranno un bel banco di prova per un primo ministro che deve ancora vincere una elezione generale.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Hai dimenticato la password?