Tre soli gestori detengono 40% società quotate Usa

10 maggio 2017, di Daniele Chicca

Tre soli gestori di asset americani hanno il controllo del 40% di tutte le società quotate alla Borsa Usa. Lo si evince da uno studio che fa parte del progetto quinquennale CORPNET, finanziato dal Consiglio di Ricerche Europeo. Le “tre sorelle” Vanguard, Blackrock e State Street sono infatti i soci azionisti di maggioranza di alcuni dei gruppi principali degli Stati Uniti.

Da qualche anno nel mercato finanziario e dei fondi di investimento è in atto un cambiamento radicale e gli effetti sono destinati a influenzare anche il modo di fare impresa delle società americane. Se in Italia ci si lamenta del fatto che troppi gruppi rimangano a gestione familiare, piuttosto che consegnare le redini ai dirigenti anche stranieri, più esperti, in America il problema è di tutt’altra natura.

Prima dello scoppio della crisi subprime gli investitori istituzionali e piccoli del settore retail investivano nei fondi comuni ed erano i gestori a scegliere i titoli azionari che avevano il potenziale di battere il mercato e garantire i maggiori guadagni. Da quando è scoppiata la crisi finanziaria del 2008, gli investitori hanno preferito invece fare affidamento su fondi legati agli indici azionari, che replicano l’andamento delle Borse.

Dal 2007 al 2016 i fondi comuni a gestione attiva hanno subito una fuoriuscita di 1.200 miliardi di dollari mentre gli index fund hanno visto flussi in entrata pari a oltre 1.400 miliardi di dollari. Nel primo trimestre di quest’anno i fondi legati agli indici di Wall Street hanno visto altri 200 miliardi di dollari di investimenti, la cifra trimestrale più alta di sempre.

A monte del fenomeno vi sono i costi più bassi dei fondi indicizzati rispetto agli ETF classici a gestione attiva. I fondi comuni sono strutturati in modo da analizzare il mercato e i loro manager sono pagati lautamente per il lavoro che fanno. Ma la grande maggioranza di questi gestori non è in grado di fare meglio dell’indice generale.

I tre gestori possono esercitare “potere nascosto”

Gli investitori si sono quindi stancati di pagare l’1 o il 2% in più di commissioni ogni anno per i fondi a gestione attiva, quando per un esborso pari a un decimo possono ottenere gli stessi risultati. Alcuni osservatori di mercato hanno accolto bene la rivoluzione, salutandola come una salutare “democratizzazione” degli investimenti, che ha contribuito ad abbassare le spese degli investitori.

Ma non hanno tenuto conto di altri effetti molto meno democratici. Per esempio il fatto che il settore dei fondi legati agli indici sia meno frammentato e talmente concentrato da avere le fattezze di un oligopolio. Il comparto è dominato da tre grandi gestori di asset americani: Blackrock, Vanguard e State Street, che hanno in gestione quasi 11 mila miliardi di dollari di attivi. Si tratta di una somma superiore a quella di tutti i fondi sovrani messi insieme e tre volte superiore a quella dei fondi hedge.

Nel paper accademico edito dall’Università di Cambridge e che porta la firma dei ricercatori dell’Università di Amsterdam Jan Fichtner, Eelke M. Heemskerk e Javier Garcia-Bernardo si avverte che i tre gestori potrebbero esercitare un “potere nascosto” tramite due canali: in primis con attività private strette con i manager delle società che controllano; in secondo luogo perché indirettamente i dirigenti aziendali potrebbero essere spronati a fare propri gli obiettivi delle “tre sorelle”.

Questo, scrivono i ricercatori, comporta degli ovvi “rischi finanziari“.

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