Svezia: welfare sotto pressione per boom migranti

15 maggio 2017, di Mariangela Tessa

L’economia svedese, che gode di ottima salute, mostrando tassi di crescita superiori a quelli tedeschi comincia scricchiolare per via dell’altissimo numero di migranti accolti, che pesano sul welfare, mettendolo in un certo modo a rischio.

E’ l’allarme lanciato da  economisti accademici ed esperti indipendenti, svedesi come Susanne Wallmann Lundasen o norvegesi come Grete Brochman, che – secondo quanto riporta la Repubblica – a poco piú di un anno dalle elezioni parlamentari previste per il settembre 2018, spiegano che “comincia a porsi la questione della legittimazione o legittimità dei principi costitutivi del miglior welfare del mondo, una volta che essi sono estesi anche agli ultimi imprevisti arrivati”.

Segnali debolezza arrivano dal mercato del lavoro:

“È la prima volta dal 2013, dicono le statistiche dello Arbetsförmedlingen, l´Ufficio di collocamento svedese, che la disoccupazione presa in assoluto cioè migranti compresi aumenta in percentuale: in aprile è aumentata di 4000 unità a un totale di 364mila”

A pesare sul dato e’ il massiccio flusso di immigrati,

“tra chi è nato in Svezia (svedesi o figli o nipoti di vecchi migranti)- si legge ancora su Repubblica –  il tasso di disoccupazione è di appena il 4 per cento. Tra i migranti, è del 22 per cento. Ed è difficilissimo e a volte impossibile integrare nel mercato del lavoro i nuovi arrivati da paesi sfortunati come Somalia o Afghanistan, che non parlano alcuna lingua straniera e a volte sono analfabeti, e non di rado si chiudono per scelta in ghetti come indirettamente ricordato dal tragico attentato islamista a Stoccolma del 7 aprile scorso”.

Va detto che questi numeri vanno inquadrati in un quadro macroeconomico molto positivo. Secondo, la SEB (Skandinaviska Enskilda Banken, banca di sviluppo scandinavo, uno dei grandi istituti di credito del Nord) prevede una “robusta crescita in ogni comparto”, un aumento del Pil del 3,1 per cento quest’anno e di minimo il 2,6 per cento l’anno prossimo.

 

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