Sale potere acquisto, ma italiani cauti. Immobiliare al palo

6 gennaio 2017, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Gli italiani sono sempre più “formiche” e meno “cicale”. E’ quanto emerge dai dati Istat sul potere d’acquisto degli italiani dai quali emerge che nonostante nel III trimestre del 2016 si sia registrato un incremento del potere d`acquisto delle famiglie dell’1,8% su base annua e il reddito disponibile sia salito dell`1,9%, i consumi sono rimasti sostanzialmente al palo.

Secondo il presidente del Codacons, Carlo Rienzi: “Questo perché gli italiani, in una fase di grande incertezza economica e politica, sono diventati sempre più “formiche”, ossia hanno incrementato il risparmio mettendo da parte i soldi, rimandando al futuro gli acquisti. Non a caso la propensione al risparmio risulta in crescita dello 0,6% rispetto allo stesso trimestre del 2015″. “Questo – continua Rienzi – non è certo un bene per l`economia nazionale, perché attesta un clima di generale sfiducia da parte delle famiglie le quali, pur essendo in condizione di spendere di più rispetto al passato, continuano a contenere i consumi”.

Commentando i dati, una nota congiunta sono Adusbef e Federconsumatori rileva che “l’aumento del potere d’acquisto delle famiglie è vanificato dal livello allarmante della disoccupazione, che abbatte il reddito reale di oltre 400 euro a famiglia”  commentando i dati diffusi dall’Istat.

“Potremmo anche convenire sull’aumento del reddito reale di cui parla l’Istituto di Statistica, tuttavia -rilevano le due associazioni dei consumatori- ci preme sottolineare che il punto chiave della questione è un altro, poiché tale incremento viene nei fatti vanificato dall’attuale contesto socioeconomico. Consideriamo prima di tutto che il potere d’acquisto viene eroso dalle drammatiche vicende che hanno mandato in fumo i risparmi di centinaia di migliaia di cittadini per parecchi miliardi di euro attraverso l’abbattimento l’azzeramento di azioni e obbligazioni bancarie”.

Tra le spese rimandate al futuro, spiccano gli investimenti nel mattone. Il tasso di investimento delle famiglie consumatrici (definito come rapporto tra investimenti fissi lordi delle famiglie consumatrici, che comprendono esclusivamente gli acquisti di abitazioni, e reddito disponibile lordo) nel terzo trimestre 2016 è stato pari al 5,9%, risultando invariato rispetto tanto al trimestre precedente che al corrispondente trimestre del 2015.

Secondo l’Istat, inoltre, cala, nel III trimestre, la pressione fiscale che è stata pari al 40,8%, segnando una riduzione di 0,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

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