Riforma costituzione l’ha suggerita JP Morgan

20 maggio 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – Il premier Matteo Renzi dice che bisogna votare si al referendum sulle riforme costituzionali che prevede tra le altre cose l’abolizione del Senato come lo conosciamo ora e il sacrificio del ruolo partecipativo e decisivo del parlamento in nome della stabilità di governo. Se vinceranno i no, il leader del PD ha già annunciato che se ne andrà, il che ha trasformato l’appuntamento di questo autunno in una sorta di voto di fiducia sull’esecutivo e la sua guida.

Stando agli ultimi sondaggi disponibili, i voti di consenso alla riforma della costituzione e del Senato sono scesi negli ultimi tempi. Siamo al 41% dei si contro il 33% dei no, mentre il 26% degli interpellati dall’istituto Piepoli afferma di non essersi ancora fatto un’idea o di non aver intenzione di recarsi alle urne. Ma a far scattare l’allarme rosso a Palazzo Chigi, secondo l’analisi della Stampa, sarebbe “il trend negativo”.

La riforma prevede l’addio al bicameralismo perfetto, un senato con meno poteri legislativi e un nuovo Federalismo. L’obiettivo è quello di garantire maggiore stabilità, forza e continuità all’azione di governo, facilitando e abbreviando gli iter parlamentari, ma secondo i critici minaccia la sopravvivenza di una repubblica parlamentare sana e democratica, tra i fondamenti della nostra costituzione.

Il Senato sarà formato da 95 membri eletti dai consigli regionali – ripartiti in proporzione al peso demografico delle Regioni – e da altri 5 eletti dal Capo dello Stato, che resteranno in carica per sette anni. Si esprimerà solo sulle riforme e sulle materie più importanti come quelle costituzionali. I senatori godranno della stessa immunità garantita ai deputati. Spariscono poi i grandi elettori che devono votare il Presidente della Repubblica e spariscono i senatori a vita. La seconda carica dello Stato sarà il presidente della Camera e non più del Senato, cui spetterà il compito di convocare il Parlamento in seduta comune.

Vengono poi introdotti limiti al governo sui decreti legge. I regolamenti parlamentari dovranno indicare tempi certi per il voto dei ddl del governo. Con la riforma approvata il 12 aprile scorso con 361 si e 7 no (le opposizioni si sono astenute) sono state anche ufficialmente abolite le 110 province, che erano state già declassate a enti di secondo piano.

Sui referendum, se i promotori dell’iniziativa riescono a raccogliere 800mila firme anziché le 500mila previste per poter indire il voto popolare, il quorum si abbasserà, rendendo più facile il passaggio della legge. Faranno la loro apparizione anche i referendum propositivi.

Cosa chiedono banchieri JP Morgan

Perché il governo ci tiene tanto a fare passare questa riforma? In parte perché è un po’ il simbolo della volontà del governo di snellire la politica e renderla più uniforme ed efficace, riducendo il peso del parlamento. Dall’altro lato, perché lo vogliono gli alleati statunitensi e quelli più liberisti dell’Italia.

La legge di riforma è stata pensata per prima non dal Partito Democratico, bensì da una grande banca d’affari Usa, JP Morgan, lo stesso istituto scelto anche dal governo come consulente per l’istituzione della bad bank. Il motivo? È troppo socialista.

Secondo la trasmissione di La7 La Gabbia perché “la nostra costituzione è troppo socialista, garantisce la protezione costituzionale dei diritti dei lavoratori e contempla il diritto della protesta contro i cambiamenti dello status quo politico”.

In un documento pubblicato il 28 maggio 2013 viene spiegato nel dettaglio come andrebbero idealmente riformati i paesi del Sud d’Europa. “I sistemi politici e le costituzioni di alcuni paesi del Sud presentano caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea”. E pertanto vanno cambiate.

Allo stesso tempo gli italiani sembrano non dare troppa importanza a chi vuole veramente la riforma della Costituzione, anche perché i temi su diritti dei lavoratori e diritto di protesta ancora non vengono toccati dalla riforma prevista dal ddl Boschi. Gli italiani si trovano comunque d’accordo con alcuni dei punti chiave del testo, stando sempre al sondaggio dell’istituto Piepo.

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