Rialzi petrolio non dureranno: “gas di scisto Usa non si può fermare”

21 marzo 2018, di Daniele Chicca

I prezzi del petrolio stanno estendendo i guadagni messi a segno di recente, sullo slancio degli ultimi dati dell’American Petroleum Institute e del Dipartimento di Energia americano sulle scorte settimanali di barili. Il DOE ha comunicato, contrariamente alle attese che erano per un incremento di 3,25 milioni, una contrazione di 2,62 milioni di barili nell’ultima settimana, mentre l’API ha annunciato una riduzione di 2,739 milioni.

Le notizie positive, a parte il calo delle scorte, non mancano, tra cui le possibili sanzioni degli Usa contro Iran e Venezuela e le continue promesse dell’Opec di tagliare la produzione dai nuovi livelli record raggiunti. Il primo elemento è quello citato come quello determinante dall’analista di Commerzbank AG Carsten Fritsch. Dopo il balzo del 2,1% di ieri, i futures sul brent guadagnano l’1,3% ai massimi dal 5 febbraio.

L’analista di Intelligence Energy Fernando Valle ha sottolineato a Bloomberg che in Usa la domanda interna per i prodotti petroliferi raffinati è stata superiore alle previsioni sin qui nel 2018, allentando i timori legati a possibili problemi macroeconomici. Le scorte dovrebbero continuare a calare, sostenendo la domanda in vista della stagione più calda.

Detto questo sarebbe ingenuo ignorare il fatto che gli occhi del mercato e delle autorità mondiali rimangono puntati sull’andamento della produzione di gas di scisto in Usa, che è salita a un nuovo massimo assoluto a 10,407 milioni di barili al giorno (in rialzo di 26 mila unità).

“Con il petrolio a questi prezzi, è difficile rallentare lo scisto negli Stati Uniti”, osserva Michael Corcelli, chief investment officer del fondo hedge Alexander Alternative Capital.

Lo spettro di un conflitto tra i grandi produttori mondiali di greggio, come Arabia Saudita e Stati Uniti, potrebbe mettere un freno ai rialzi di petrolio sui mercati. Ma per ora i colloqui tra le due potenze mondiali non hanno fatto che aumentare il rischio di sanzioni contro l’Iran. Donald Trump ha anche lasciato intendere che l’America potrebbe cancellare l’accordo sul programma nucleare iraniano.

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