Libia e non solo. Come il franco detta ancora legge in Africa

8 marzo 2016, di Roberto Colella

Il presidente francese Nicolas Sarkozy attaccò Gheddafi nel 2011 dando vita ad una operazione che avrebbe portato alla morte del colonnello. Oggi la partita in Libia sembra passata nella mani di Usa e Italia, quest’ultima alle dipendenze della prima.

La Francia sembra essersi defilata anche perché il suo acerrimo nemico aveva il volto e il nome di Gheddafi. In una mail inviata a Hillary Clinton e datata 2 aprile 2011, il funzionario Sidney Blumenthal rivela che Gheddafi voleva sostituire il Franco Cfa, utilizzato in 14 ex colonie, con un’altra moneta panafricana.

Lo scopo era rendere l’Africa francese indipendente da Parigi. Il FCFA (Franco delle Colonie Francesi d’Africa), creato in piena epopea coloniale (26 dicembre 1945) in coerenza con gli accordi di Bretton Woods, è una moneta imposta a 14 stati africani ex colonie francesi.

Le ex colonie hanno il 65% delle riserve depositate a Parigi.

Il FCFA (franco CFA) viene gestito dal tesoro francese. Il tesoro francese garantisce la sua convertibilità illimitata, la trasferibilità delle riserve è libera, mentre la riserva di cambio è centralizzata.

Regole che non permettono ai paesi africani di avere qualsiasi sovranità sulla moneta, poiché in cambio le banche centrali coinvolte sono tenute a depositare una parte delle loro riserve di cambio su un conto aperto del tesoro francese.

La Francia ha anche il potere di determinare quanti CFA si stampano e in genere potere di veto sul resto. Tutto viene regolato tra la banca centrale francese e due banche centrali locali che non sono nazionali, ma regionali: la Banque Centrale des Etats de l’Afrique de l’Ouest (BCEAO) e la Banque des Etats de l’Afrique Centrale (BEAC).

Nella cooperazione tra Francia e Africa esistono molte clausole finanziarie vetuste, soprattutto dannose per l’economia dei Stati Sovrani Africani.

Ma la Francia resta una spina nel fianco per coloro che vogliono creare un circuito nazionale per la moneta africana che potrebbe garantire ulteriori sviluppi per la stessa economia africana.

Il virus della Franceafrique venne introdotto da Jacques Foccart, un imprenditore, politico, funzionario e viceré francese in Africa mandato lì da De Gaulle. Jacques Foccart esponente di spicco dell’area gollista con un passato alla Direction Générale des Études et Recherches (DGER), destinato a diventare il Service de Documentation Extérieure et de Contre-Espionnage (SDECE) e poi infine Direction générale de la sécurité extérieure (DSGE), viene nominato Segretario generale dell’Eliseo agli affari africani e malgasci, funzione che manterrà fino al 1974.

Il profilo di Foccart è quello di un imprenditore che commercia con l’Africa e che consiglia il presidente sugli affari africani, in realtà De Gaulle gli aveva consegnato carta bianca, fondi illimitati e il comando dei servizi in Africa. Oggi l’Africa non è più in mano al duo Foccart-De Gaulle ma la Francia con Sarkozy prima e con Hollande oggi non ha mai esitato a intervenire militarmente nelle sue ex colonie, alcune delle quali sembra considerare ancora dei veri e propri protettorati. Basti pensare a quanto accaduto in Costa D’Avorio durante la sanguinosa guerra civile tra il 2002 e il 2004, oppure in Ciad nel 2006 fino ad arrivare al Mali.

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