Migranti: aste di schiavi, orrore del terzo millennio

16 novembre 2017, di Giovanni Falcone

Migranti: aste di schiavi, orrore del terzo millennio

Grazie ad un servizio giornalistico della Cnn americana, oggi tutto il mondo sa che con l’Europa che è in parte complice in Libia i migranti vengono venduti come schiavi.

Partendo dai rispettivi Paesi di provenienza (Ghana, Nigeria, Algeria e altri dell’Africa intera) con sforzi economici immani, giungono in Libia e vengono rinchiusi in luoghi di detenzione, dove subiscono angherie e sofferenze di ogni tipo, per essere alla fine commercializzati come schiavi in “aste” a cielo aperto.

Si tratta di un orrore senza fine, orrore del terzo millennio. Le Nazioni Unite in un rapporto di recente pubblicazione hanno parlato di “condizioni disumane” per i migranti detenuti nei centri di detenzione libici.

Il responsabile dell’Onu per i diritti umani, Zeid Ra’ad al-Hussein, ha criticato duramente la linea dell’Unione europea sui flussi di migranti provenienti dall’Africa. Secondo al-Hussein 19.900 migranti, il doppio rispetto a quelli presenti a metà settembre nel Paese libico, devono subire “orrori inimmaginabili”.

Un migrante, accasato in Italia come pizzaiolo nel barese da circa dieci anni, raccontava qualche anno fa che i nemici più grandi dei loro rispettivi Paesi fossero proprio quelle persone che erano emigrate anni prima in quanto, ogni volta che fanno rientro, anche per pochi giorni o in occasione delle varie festività – presentandosi tutti ben vestiti rispetto a quei territori – raccontano di aver trovato l’Eden in Europa.

Si tratta di una testimonianza drammatica dal momento che questo fenomeno crea delle aspettative enormi in quelle popolazioni. L’immagine che viene data di un’Europa ricca di opportunità è nociva.

Esigenza di verità

Come anche altri commentatori hanno sottolineato, bisognerebbe dunque migliorare in primo luogo l’informazione in quei Paesi.

Fermo restando la necessità di proseguire la strada degli aiuti a vantaggio di questi territori da parte della Comunità internazionale, una informazione più corretta e obiettiva delle reali condizioni degli immigrati in Europa – e non solo in Italia – potrebbe rappresentare un valido deterrente alle partenze al buio che invece continuano ad aumentare.

L’eterno problema: è meglio una brutta verità che una bella bugia?

 

 

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