J. P. MORGAN CHASE RILEVA BEAR STEARNS

17 marzo 2008, di Redazione Wall Street Italia

J.P. Morgan Chase ha salvato dal crack la banca d’affari Bear Stearns, fino alla settimana scorsa quinta degli Stati Uniti, rilevandola per un valore complessivo di $236,2 milioni, equivalente a $2 per azione, cioe’ 10 volte meno rispetto a venerdi’ scorso. Si tratta di un prezzo stracciato considerando che le azioni di Bearn Stearns alla chiusura di Wall Street venerdì quotavano $30, un prezzo che rappresentava gia’ -75% rispetto all’inizio dell’anno. Nel maggio 2007 il titolo (BSC) valeva $157. Una perdita di valore di molti miliardi di dollari in pochissimo tempo. Se Bear Stearns vale $2, gli operatori si chiedono quanto valgano le altre banche. A New York la tragica battuta e': $240 milioni di dollari, la somma pagata da J.P. Morgan Chase per rilevare BSC, non e’ nemmeno il valore del palazzo Bear Sterns inaugurato 2 anni fa sulla Fifth Avenue a Manhattan.

Inoltre in parallelo con questo accordo la Federal Reserve ha concordato di sostenere con fondi fino ad un massimo di 30 miliardi di dollari i beni della Bearn Stears con maggiori problemi di liquidità.

Jp Morgan “sta dietro Bear Stearns”, dice il numero uno James Dimon, che ha chiuso l’operazione valutando in appena due dollari unitari (pari a 0,05472 azioni Jp Morgan) i titoli della più piccola delle principali banche d’affari di Wall Street, contro i 30 dollari segnati alla chiusura di venerdì e la capitalizzazione totale di 4 miliardi di dollari.

La ragione è presto spiegata: nel corso della conference call il direttore finanziario, Michael Cavanagh, ipotizza costi per 6 miliardi di dollari, al lordo delle tasse, nell’ambito dell’acquisizione che é basata esclusivamente su uno scambio azionario. “Clienti e controparti di Bear Stearns – rileva Dimon nella nota congiunta sull’operazione – devono sentirsi rassicurati dal fatto che Jp Morgan ne garantisce i relativi rischi. Accogliamo con favore clienti, dipendenti e controparti presso la nostra banca e siamo lieti di essere loro partner”.

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Dimon è stato allertato delle difficoltà di Bear Stearns soltanto giovedì sera mentre festeggiava il suo 52/o compleanno e venerdì, d’intesa con la Fed di New York, ha annunciato il soccorso con una linea di credito a 28 giorni per fronteggiare la carenza di liquidità. Nel fine settimana, l’accelerazione delle trattative a seguito del peggioramento dello scenario con la decisione di varare uno dei grossi salvataggi della storia finanziaria Usa, con la creazione di un cordone di protezione grazie all’ausilio della Fed. Per scongiurare il fallimento che avrebbe potuto affondare il sistema finanziario globale, la banca centrale Usa ha concordato in parallelo di sostenere con fondi per 30 miliardi di dollari massimi la copertura degli asset di Bear Stearns con maggiori problemi di liquidità.

La Fed non si è fermata qui e ha annunciato provvedimenti d’urgenza per rafforzare la liquidità sui mercati e promuovere il loro ordinato funzionamento, condizioni essenziali per la crescita economica. Prima il Board ha votato all’unanimità di autorizzare la Fed di New York a creare linee di credito, pronte già oggi, per migliorare la capacità dei principali operatori di erogare risorse al settore delle cartolarizzazioni. Poi, la Fed ha spiegato di aver approvato la richiesta della Fed di New York di tagliare il tasso di sconto dal 3,5%, al 3,25%, con effetto immediato, aumentando la durata massima dei prestiti da 30 a 90 giorni.

I mercati se da un lato credono che il Fomc, il Federal Open Market Committee (il Board di politica monetaria) possa ora approvare nella riunione di domani un maxi-taglio dei Fed Funds di 1 percentuale (dal 3 al 2%); dall’altro, temono che la caduta di Bear Bearns, con la perdita dell’indipendenza a 85 anni dalla sua fondazione, possa essere la prima di una lunga serie. Le preoccupazioni sono in aumento: il numero uno di Lehman Brothers, Richard Fuld, ha deciso ad esempio di tornare anzitempo negli Usa, accorciando un viaggio in India.

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