Italia, la generazione dei poveri: ko economico per i giovani

2 dicembre 2016, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI)- L’Italia non è un paese per giovani e a rimarcarlo una recente indagine del Censis che mette in luce come per la prima volta nella storia i giovani sotto i 35 anni saranno più poveri dei loro padri, dei loro nonni e anche dei loro coetanei di 25 anni fa.

Nel “Rapporto sulla situazione sociale del paese per il 2016”, l’istituto di ricerca socio-economica ha rivelato che rispetto alla media della popolazione, oggi le famiglie dei giovani che hanno meno di 35 anni hanno un reddito più basso del 15,1% e una ricchezza al di sotto del 41,11 per cento.

“Nel confronto con venticinque anni fa i giovani di oggi hanno un reddito del 26,5% più basso di quello dei loro coetanei di allora che invece avevano un reddito del 5,9% rispetto alla media della popolazione di allora, mentre per gli over 65 anni è invece aumentato del 24,3%. La ricchezza degli attuali millennial è inferiore del 4,3% rispetto a quella dei loro coetanei del 1991, mentre per gli italiani nell’insieme il valore attuale è maggiore del 32,3% rispetto ad allora e per gli anziani è maggiore addirittura dell’84,7%”.

La fotografia che emerge dei giovani italiani dal rapporto del Censis non è certo lusinghiera. Il 92,6% di quelli tra i 18 e i 24 anni sta ancora in famiglia contro il 48,4% di quelli tra i 25 e i 34 anni. Dati alti rispetto alla media Ue, rispettivamente al 78,9% e 28,9%.

Sul fronte occupazionale, la forte domanda di flessibilità e l’abbattimento dei costi dovuti alla decontribuzione e Jobs Act insieme al boom dei voucher alimentano le professioni non qualificate e il mercato dei lavoretti.

“l nuovi occupati dall’inizio del 2015 sono associati a una produzione di ricchezza di soli 9.100 euro pro-capite. La produttività si è ridotta da 16.949 euro per occupato (I trimestre 2015) a 16.812 euro (II trimestre 2016). Se la produttività fosse rimasta costante, nell’ultimo anno e mezzo il Pil sarebbe cresciuto complessivamente dell’1,8% e non solo dello 0,9% come invece abbiamo registrato”.

A ciò si aggiunge il fatto che la crisi e i timori sul futuro rendono sempre più insicuri gli italiani che preferiscono mettere da parte denaro contante piuttosto che investirlo. Rispetto al 2007 infatti gli italiani hanno accumulato 114,3 miliardi di euro, in contanti o depositi non vincolati. Quasi il 36% degli italiani tiene regolarmente contante in casa per le emergenze o per sentirsi più sicuro e, se potesse disporre di risorse aggiuntive, il 34,2% degli italiani le terrebbe ferme sui conti correnti o nelle cassette di sicurezza.

“Emerge una Italia rentier che si limita a utilizzare le risorse di cui dispone senza proiezione sul futuro, con il rischio di svendere pezzo a pezzo l’argenteria di famiglia“.

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