Il grande spreco dei fondi comunitari: Italia ultima

14 dicembre 2017, di Alessandra Caparello

BRUXELLES (WSI) – L’Italia non sfrutta i fondi europei e a fare peggio di noi solo Spagna, Romania, Irlanda e Austria. Questa la fotografia che emerge nella speciale classifica contenuta nella relazione della commissione Ue sui fondi europei.

I dati sono aggiornati a fine ottobre e sono stati rivelati in occasione della pubblicazione dalla prima relazione della Commissione Ue sull’uso dei 5 fondi strutturali europei (Fondo agricolo per lo sviluppo rurale, per la coesione, per lo sviluppo regionale, per la pesca e fondo sociale).

I fondi europei, in un momento storico di grave carenza, per il periodo 2014-2020 hanno assegnato a Roma quasi 43 miliardi di euro, numeri a cui vanno aggiunti quelli del co-finanziamento statale, a cui si arriva a 73 miliardi di fondi per lo sviluppo in sette anni.

Ma finora il nostro paese ha speso solo il 37% dei fondi a sua disposizione. Considerando che i fondi comunitari sono strutturati su cicli di 7 anni, l’ultimo 2014-2020 è quasi in scadenza e nei primi 36 mesi Roma ha speso solo il 3 per cento di quanto ha stanziato mamma Ue, ossia 42,67 miliardi.

L’Italia è sestultima nella Ue per utilizzo dei fondi strutturali europei: con una quota del 37%, il nostro Paese è il secondo beneficiario in Europa dei fondi ma è soltanto al 23/o posto su 28 stati membri per tasso d’impegno dei finanziamenti in progetti già selezionati. A fine 2016 erano stati selezionati due milioni di progetti finanziati dall’Ue, vale a dire un milione in più rispetto all’anno precedente. Quasi 793 mila imprese hanno ricevuto i fondi europei e hanno creato circa 154mila nuovi posti di lavoro.

Ma come rivela uninchiesta de L’Espresso, sui fondi si è scatenata una corsa all’oro che rivela i contorni di vere e proprie truffe.

“Le antologie d’inchiesta raccontano di aziende di Modena, Padova e Milano che aprivano uffici fantasma attivi per un pomeriggio o dagli indirizzi inesistenti, necessari unicamente a dimostrare la presenza nelle regioni del Sud (dove erano destinati gli aiuti); di comitati di valutazione in cui sedevano gli stessi professori che beneficiavano degli aiuti; di banche che certificavano la solidità di società in fallimento la mattina dopo. Il pool di investigatori del “Nucleo speciale spesa pubblica e repressione frodi comunitarie” della Guardia di finanza ha sommato sprechi e irregolarità per 578 milioni di euro. Che ora toccherà al ministero recuperare, per evitare che sia lo Stato a dover rimborsare il bottino alla Ue”.

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