FCA accusata di aver barato nei test sulle emissioni diesel

12 gennaio 2017, di Daniele Chicca

L’agenzia della protezione ambientale americana ha accusato FCA di essersi servita di un software simile a quello usato da Volkswagen nello scandalo dieselgate, che consente emissioni diesel in eccesso senza violare le leggi Usa in materia. Ora il gruppo rischia una multa salata.

La casa italo americano di automobili guidata dall’AD Sergio Marchionne, secondo l’accusa, si sarebbe servita del software truffaldino in 104 mila veicoli fabbricati per il mercato statunitense e questa operazione avrebbe consentito ai modelli di superare i test sulle emissioni negli Stati Uniti.

I titoli del gruppo sono crollati dopo le accuse dell’EPA secondo cui FCA avrebbe violato le leggi sulle emissioni inquinanti. Al momento le azioni sono in asta di volatilità dopo aver accusato cali di più del 15% a Piazza Affari e di circa il 18% a Wall Street (segui live blog di Borsa).

FCA si è detta “delusa” che l’EPA abbia deciso di accusare il gruppo per violazione delle leggi statunitensi e contesterà le accuse. Il gruppo ha affermato in un comunicato che i suoi motori sono “dotati di sistemi informatici di controllo delle emissioni all’avanguardia“.

FCA Usa intende collaborare con le autorità e “lavorare con la futura amministrazione per presentare il suo caso e risolvere la questione in maniera giusta ed equa e assicurare l’EPA e i clienti di FCA in Usa che i veicoli con motori diesel del gruppo rispettano tutti i requisiti delle autorità di controllo”.

Titoli FCA sospesi al ribasso, si teme dieselgate

Prima sono state le indiscrezioni ad affossare i titoli, con il mercato che teme lo scoppio di uno scandalo dieselgate per FCA. Due persone informate sui fatti hanno riferito all’agenzia di stampa Associated Press che il governo Usa accusa FCA di aver violato le leggi sull’ambiente (Clean Air Act) con alcuni dei suoi motori diesel, che senza i software truffaldini avrebbero superato i livelli consentiti di emissioni di monossido di azoto.

L’EPA (Environmental Protection Agency) ha poi tenuto una conferenza nella mattinata americana (alle 11 locali) per fornire tutti i dettagli del caso. L’agenzia americana sostiene che la casa automobilistica abbia “violato il Clean Air Act, istallando un software di gestione del motore nei modelli degli anni 2014, 2015 e 2016 delle Jeep Grand Cherokee e dei Dodge Ram 1500, quelli dotati di motori diesel da 3 litri venduti negli Stati Uniti”.

La decisione dell’EPA sarà quindi annunciata all’indomani delle novità riguardanti Volkswagen. La prima casa automobilistica della Germania ha ammesso la sua colpevolezza davanti alla Procura federale in merito al comportamento scorretto tenuto con i motori diesel che sono stati manomessi con un software che consentiva di superare i test sulle emissioni.

La multa che Volkswagen dovrà pagare per aver barato nei test è pari a 4,3 miliardi di dollari ma se si calcolano anche i risarcimenti che ha dovuto sborsare il gruppo tedesco, si arriva a circa 20 miliardi di dollari.

Diversamente da Volkswagen, la casa di Marchionne non può contare sulla liquidità necessaria per affrontare tali costi, essendo anzi FCA impegnata nell’obiettivo di azzerare l’indebitamento entro il 2018. Tuttavia il numero di veicoli coinvolti nel presunto scandalo, 104 mila sugli oltre 2 milioni venduti, non è così grande da rischiare di scatenare tutti gli esborsi affrontati da Volkswagen in termini di richiami.

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