Crisi migranti, Lega Nord: “è una guerra sociale”

28 agosto 2017, di Daniele Chicca

Lo sgombero dei migranti e dei rifugiati che erano accampati a Piazza Indipendenza a Roma, le violenze consumate che si potevano evitare e le polemiche che tutto questo ha scaturito ha esacerbato le tensioni tra società civile e autorità politiche in Italia.

I fatti della settimana scorsa, quando sono stati cacciati dalla piazza centinaia di migranti, per la maggior parte richiedenti asilo di Eritrea e Etiopia, che erano stati sgomberati da palazzo Curtartone, vicino alla Stazione Termini, un edificio dove alloggiavano abusivamente da quattro anni, sono la cartina di tornasole dello stato attuale del problema immigrazione in Italia.

Le turbolenze e il senso di insicurezza generati da una crisi dei migranti mal gestita, anche dall’Unione Europea non solo dal governo, stanno sfociando in una guerra sociale e “questo è solo l’inizio”. A lanciare l’avvertimento è il responsabile federale del Dipartimento di sicurezza e immigrazione della Lega Nord, Toni Iwobi.

Il rischio, secondo l’esponente della forza politica di destra, anti migranti, è quello di provocare “un disordine molto pericoloso nel Paese, un problema legato alla sicurezza. Questa politica delle porte aperte a tutti in modo indiscriminato senza una gestione adeguata porta alla destabilizzazione del Paese. Si sta formando una guerra fra poveri, fra poveri e immigrati”.

 “I miei colleghi immigrati regolari residenti in Italia da decenni, che hanno lavorato e pagato le tasse, sono molto arrabbiati. Per non parlare degli italiani che non riescono ad arrivare a fine mese e dei giovani italiani senza lavoro. Gli stessi immigrati arrivati in Italia vengono abbandonati a loro stessi, girano come barboni per il Paese. Anche loro sono esseri umani. Che cosa succederà? Una guerra sociale e, ripeto, questo è solo l’inizio”, ha dichiarato Iwobi a Sputnik.

Second Iwobi quello che sta accadendo in Italia non ha nulla a che vedere con i migranti veri e propri, ma il problema ha radici ben più profonde. “Abbiamo riscontrato ufficialmente che i governi italiani avevano fatto un patto con la Comunità Europea: in cambio di flessibilità il governo ha autorizzato lo sbarco nei porti italiani di tutti gli immigrati economici. Un conto è farli entrare in modo indiscriminato, un altro conto è gestirli. È diventano un vero business che alimenta non soltanto questo mostro sociale, ma anche l’economia sommersa“.

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