Congresso PD, golpe dei dissidenti: “Sarà una Waterloo”

17 febbraio 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) –  Il Partito Democratico si prepara al Congresso di domenica ma appare sempre più diviso al suo interno, da una parte il segretario ed ex premier Matteo Renzi e i suoi fedelissimi e dall’altra la minoranza.

Proprio il segretario nel corso di un’intervista al Corriere della Sera rimarca la sua linea: Congresso domenica poi primarie a maggio.

“Non accetto ricatti: il congresso va fatto, l’ha chiesto la minoranza. I tempi? Non li decido io, c’è lo statuto. Io voglio evitare qualsiasi scissione. Se la minoranza mi dice: o congresso o scissione io dico congresso. Ma se dopo che ho detto congresso loro dicono comunque scissione il dubbio è che si voglia comunque rompere, che tutto sia un pretesto. Toglieremo tutti i pretesti, tutti gli alibi. Vogliono una fase programmatica durante il congresso? Bene, ci stiamo. Martina, Fassino, Zingaretti hanno lanciato proposte concrete. Vanno bene. Però facciamo scegliere la nostra gente: davvero qualcuno ha paura della democrazia?”

E lancia un appello.

“Salvare il Pd è ancora possibile. Faccio un appello ai dirigenti: bloccate le macchine della divisione. Non andatevene, venite. Partecipate. Le porte sono aperte, nessuno caccia nessuno. Ma un partito democratico non può andare avanti a colpi di ricatti. Apriamo le sedi dei circoli e discutiamo. E, finalmente, torniamo a parlare di Italia”.

Utilizza la stampa per tentate la mediazione Pier Luigi Bersani che in una lettera pubblicata sull’Huffington Post lancia un appello diretto a Matteo Renzi.

“Prima il paese, poi il partito, poi le esigenze di ciascuno. Questo criterio, per me e per tanti, e spero per tutti noi, è la base stessa della politica. Se noi non teniamo ferma questa sequenza, non siamo più il Pd. Mi sono dunque rivolto e mi rivolgo a tutti quelli che hanno buon senso. Al segretario e a tutti coloro che lo hanno sostenuto dico: non date seguito alle infauste conclusioni dell’ultima direzione. Fermatevi“.

L’aria dentro il partito democratico resta sempre molto tesa e i margini per evitare una scissione sempre più ridotti. Roberto Speranza, candidato alla segreteria avverte che con Renzi ancora al comando, “noi siamo fuori. Congresso vero, poi al voto nel 2018“.

Anche il governatore della Puglia, Michele Emiliano dice la sua parlando ad Agorà. Piu’ che alle primarie il politico è interessato a un ammutinamento.

“Renzi non è il leader che dà maggiore importanza al gruppo, ma dà importanza a se stesso e al suo punto di vista. E’ napoleonico, quindi va incontro inevitabilmente a delle Waterloo. Nel senso che cerca a tutti costi vittorie e rivincite con una spietatezza anche nei confronti di chi ha un punto di vista diverso. Questo secondo me sta pesando (…) Se Renzi non si ferma la scissione e nei fatti ormai (…) E’ finita l’epoca della rottamazione; ora bisogna costruire e Renzi non è persona adatta a costruire Se vogliamo stare insieme proviamo a capire quale può essere il minimo e il massimo e il comune denominatore che ci tiene insieme”.

E mentre il PD si spacca le elezioni anticipatet si fanno sempre più difficili. Sicuramente non si terranno a giugno e forse nemmeno a fine anno. Il 2018 segna la scadenza naturale della legislatura attuale.

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