#WSICall Zanghieri (Generali Inv.): “Età del petrolio finita? Ma il prezzo basso può sfavorire le energie alternative”

28 Aprile 2020, di Alessandro Chiatto

Il petrolio e il suo prezzo sono sicuramente un tema sui mercati globali in questa fase. Il WTI con scadenza a maggio ha chiuso in negativo non più tardi della scorsa settimana, ma anche il Brent è apparso in difficoltà. Ne abbiamo parlato, tra le altre cose, con Paolo Zanghieri, senior economist di Generali Investments: “La settimana scorsa il FMI ha aggiornato le previsioni e ci dà un quadro che per molti versi è peggiore della crisi del 2008. Si parla di un Pil mondiale in contrazione di circa il 3% quest’anno, qualcosa di mai visto. Quello che conta sia per i mercati sia per le prospettive di crescita è chiaramente l’intervento delle banche centrali, che è stato molto tempestivo e creativo. Un elemento molto importante emerso in questi giorni è che sia Fed sia Bce hanno spezzato alcuni tabù e hanno ampliato di molto lo spettro delle obbligazioni che andranno a comprare, oltre al tradizionale limite degli investment grade.  In molti si aspettano una contrazione fortissima nel secondo trimestre di quest’anno e poi una ripresa graduale. Qui, secondo me, ci sono i rischi principali: non sappiamo come sarà il mondo dopo il Covid, non sappiamo quanto a lungo le norme di restrizione dureranno e quanto saranno severe. Credo che per quanto riguarda il quadro macro si debba restare cauti. I primi dati pesanti li vedremo con il Pil americano (mercoledì, ndr)”.

Fine dell’età del petrolio?

Il petrolio ha fatto segnare nuovi minimi, non solo il WTI, ma anche il Brent, il petrolio estratto dal Mare del Nord, è apparso in difficoltà: “Cominciamo a vedere i primi danni anche qui. I prezzi dei contratti a termine sono andati in negativo, la prima volta nella storia e dovuta anche ad alcune caratteristiche tipiche del mercato americano, come il fatto che il petrolio venga immagazzinato a terra e non sulle navi. Questo ci dice che è molto difficile che questa situazione si replicherà anche sul Brent, ma dà sicuramente l’idea dello stress su questo mercato. Ci aspettiamo prezzi ancora molto bassi per la prima metà dell’anno, con le imprese che taglieranno molto la capacità operativa e gli investimenti per consentire il recupero del prezzo del petrolio. Recupero che pensiamo si possa vedere dalla seconda metà dell’anno, se la domanda mondiale aumenta. Ci sono rischi di ulteriore volatilità dei mercati se una riduzione della capacità produttiva si scontra con una ripresa della domanda più veloce del previsto. Ci aspettiamo per la fine del 2021 prezzi nell’intorno dei 40-45 dollari al barile, il che potrà dare problemi alla profittabilità di molte compagnie e ai bilanci pubblici degli Stati produttori“.  L’età del petrolio può essere alla fine? “Sicuramente ci sono delle tendenze, come una maggiore sensibilità ai temi dell’ambiente e un cambiamento strutturale dell’economia che va avanti da anni attraverso una riduzione della manifattura e l’aumento dei servizi. La crisi da Covid potrebbe ridurre la domanda di trasporti, un settore che comporta circa il 45% della domanda globale di petrolio. D’altro canto, se ci aspettiamo prezzi molto bassi di petrolio, questo potrebbe rendere meno profittevole l’investimento su energie alternative“.