Wealth management, ancora m&a nel 2021. I motivi delle fusioni

27 Gennaio 2021, di Alberto Battaglia

Per il comparto Asset e Wealth Management negli Stati Uniti il 2020 è stato un anno da record per quanto riguarda il valore delle acquisizioni annunciate. Complessivamente, ha stimato PwC, si sono registrate M&A per un valore pari a 53,4 miliardi di dollari. Un massimo storico trainato dalle operazioni annunciate da Morgan Stanley: l’acquisizione di E*Trade Financial per un valore da 13,1 miliardi e la proposta di acquisizione lanciata a Eaton Vance per 6,8 miliardi di dollari. Anche il numero degli affari annunciati è andato ad aumentare: 220 accordi contro i 212 registrati nel 2009. Cosa aspetta il settore nel 2021?

Wealth Management, gli scenari per il futuro

“Ci aspettiamo che il ritmo sostenuto delle operazioni [di acquisizione] continui nel 2021” anche se “l’impulso verso le transazioni ha già iniziato a cambiare”, ha scritto PwC, “molte operazioni nel 2020 sono state dettate da fattori più tradizionali quali la riduzione dei costi e la ricerca di economie di scala, dal momento che le aziende erano alla ricerca di soluzioni per far fronte alla compressione delle commissioni”.

Nel 2021, invece PwC vede di più “il desiderio di espandere le capacità, i prodotti e la distribuzione”. Questo fattore, unito alle difficoltà delle società di medie dimensioni che potrebbero faticare “a differenziarsi in un mercato affollato”, potrebbe essere alla base delle future operazioni nel settore dell’Asset e Wealth Management a stelle e strisce.

PwC ha spiegato nel dettaglio l’evoluzione della filosofia d’investimento nelle operazioni di M&A che si prospettano all’orizzonte oltreoceano. Se in passato le sinergie di costo erano il tassello fondamentale di queste fusioni, non sempre ci sono stati i vantaggi sperati in Borsa, con alcune aziende che “hanno visto diminuire i loro multipli prezzo/utili anche se i loro guadagni sono aumentati”.

Per questo, scrive PwC, “stiamo già assistendo a un passaggio dagli accordi fondati sulla riduzione dei costi agli accordi guidati dalle potenziali sinergie di entrate”. Ovvero “operazioni volte ad ampliare l’offerta di prodotti e a espandere la distribuzione” che “sono progettate per guidare la crescita del fatturato, piuttosto che espandere i margini di profitto riducendo le spese”.