Wall Street sempre più giù, Nasdaq -2%. DJIA: -900 punti in un mese

8 Ottobre 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Wall Street partita in flessione, ha aumentato le perdite durante la seduta in coincidenza con il discorso del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama che, in una conferenza stampa, ha detto, rivolgendosi ai repubblicani, che non intende subire ricatti nelle trattative sull’innalzamento del tetto del debito. Obama ha avvertito che le conseguenze di un default per gli Stati Uniti sarebbero come quelle di “una bomba atomica”.

I mercati sono sempre meno ottimisti che una soluzione allo shutdown del governo federale possa essere trovata a breve. Non solo. Ad aumentare il pessimismo nel corso della seduta ci hanno pensato Sandra Pianalto (Fed di Cleveland) e Charles Plosser (Fed di Philadelphia) secondo cui ci sono le condizioni economiche per l’avvio del “tapering”. Domani inoltre saranno diffusi i verbali dell’ultima riunione del FOMC, il comitato monetario della Banca Centrale americana, che potrebbe dare indicazioni sulle prossime mosse della Fed.

A fine seduta, il Dow ha perso l’1,08% a 14.779 punti, Nasdaq lascia sul terreno il 2% a 3.695 punti mentre lo S&P 500 fa -1,20% a 1.656 punti. Il Dow Jones Industrial ha gia’ perso circa 900 punti dai massimi di settembre, per le proccupazioni dovute alla crisi fiscale e alla lotta tra i repubblicani e Obama.

Nel frattempo, i titoli di Stato americani continuano negativi con rendimenti in aumento al 2,63% per il benchmark decennale e al 3,69% per il titolo trentennale. Occhi puntati su Alcoa, prima società che, come consueto inizierà il valzer degli utili societari in calendario oggi.

Come dicevamo, a pesare sull’umore degli investitori e’ il continuo braccio di ferro al Congresso in merito a due partite: il bilancio federale, la cui mancata approvazione entro il primo ottobre scorso ha fatto scattare lo “shutdown”, e il tetto al debito, il cui mancato innalzamento entro il prossimo 17 ottobre rischia di fare finire gli Stati Uniti in default.

I democratici al Senato puntano ad approvare un provvedimento questa settimana che alzerebbe il limite al debito, attualmente pari a 16.700 miliardi di dollari. Ma la Camera a maggioranza repubblicana non vuole dare il via libera a una legge senza ricevere in cambio concessioni. Sul fronte macro, il dato sul deficit commerciale del mese scorso non e’ stato pubblicato a causa della paralisi del governo federale. La stessa cosa si era verificata la settimana scorsa per il rapporto sull’occupazione di settembre.

Mentre sembra ancora lontana una soluzione per uscire fuori dallo stallo della paralisi fiscale, uno shutdown prolungato potrebbe portare a una correzione del 20-30%. E’ l’opinione di Barry Ritholtz , analista e blogger americano che in un’intervista rilasciata a Yahoo finanza, ha detto che in assenza di una soluzione per l’innalzamento del tetto del debito, dopo tre-quattro settimane, lo shutdown rischia di pesare sul Pil, sgretolare una fiducia dei consumatori e “avere un impatto sugli utili”, ha detto Ritholtz. “Gli utili sono ad un livello molto elevato”, ha detto. “In assenza di un compromesso si rischia una correzione del 20% al 30% del mercato,” ha detto, specificando di escludere l’ipotesi del default.

Lo S&P 500 è sceso alla vigilia -0,9%, al minimo in quattro settimane, così come l’azionario europeo misurato dalla performance dell’indice Stoxx 600.

Sul fronte dei titoli, male i tecnologici, in particolare Facebook cede il 6%, minacciata dalla IPO della rivale Twitter. Perde il 3% circa Yahoo dopo l’annuncio che il portale ridisegnerà il suo servizio email. Cala anche Pandora, in ribasso del 7% ancora sotto pressione dopo il recente lancio della iTunes radio da parte di Apple. A sua volta il titolo della Mela cede oltre l’1% sebbene il governo americano abbia confermato oggi un bando sull’importazione e sulla vendita di alcuni prodotti Samsung.

I riflettori saranno puntati nelle prossime sedute sulla stagione societaria degli Stati Uniti; stando alle stime degli analisti intervistati da Bloomberg, i profitti delle società scambiate sull’indice S&P 500 sono cresciuti probabilmente +1,7% nel terzo trimestre, a fronte di un fatturato in aumento +2,2%.

Il consensus ritiene che l’accelerazione degli utili si verificherà nel quarto trimestre appena iniziato, con un incremento fino a +8,9%.

Cresce sempre di più la preoccupazione, a Wall Street, ma anche nell’azionario globale, di quelle che potrebbero essere le ripercussioni di un default Usa. Gli analisti descrivono la situazione, parlando di “apocalisse finanziaria” e della minaccia incombente di una calamità economica mai vista nella storia, ben peggiore di quella provocata dal crack Lehman, con conseguenze devastanti in tutto il mondo.

“E’ diventato chiaro che il livello di tensione nel Congresso è molto più alto di quello a cui abbiamo assistito nel passato – ha commentato in una intervista rilasciata a Bloomberg John Haynes, responsabile della divisione di ricerca presso Investec Wealth & Investment a Londra – Il mercato ha deciso che non avrebbe dovuto completamente ignorare la situazione come ha fatto fino a qualche seduta fa”.

E l’azionario vive questa situazione in un momento in cui si continua a parlare della formazione già in atto da tempo di una bolla.

ALTRI MERCATI – In ambito valutario, l’euro -0,05% a $1,3575, dollaro/yen +0,23% a JPY 96,93.

Riguardo alle materie prime, i commodities, i futures sul petrolio +0,49% a $84,73 al barile, mentre le quotazioni dell’oro -0,41% a $1.319 l’oncia.