Wall Street positiva. Il ‘sequester’ non fa paura

4 Marzo 2013, di Redazione Wall Street Italia

New York – Seduta a velocità per Wall Street che, dopo un avvio in rosso a causa dei tagli automatici alla spesa scattati sul bilancio degli Stati Uniti, recupera nel finale grazie alle rassicurazioni da parte della Fed che continuerà ad acquistare bond. Così nel finale il Dow Jones ha segnato un incremento dello 0,27% a 14.128 punti, il secondo record storico di sempre. Meglio ha fatto il Nasdaq in rialzo dello 0,39% a 3.182 punti e lo S&P’s 500 in crescita dello 0,45% a 1.525 punti.

Il cosidetto “sequester”, che sulla carta rischia di creare quasi un milione di nuovi disoccupati nel settore pubblico (soprattutto difesa), oltre che di frenare (come ha avvertito la scorsa settimana il Fondo Monetario Internazionale) sia l’economia Usa sia quella globale, secondo gli investitori di Wall Street tuttavia non e’ poi una jattura come la si vorrebbe far passare: la verita’ e’ che per la prima volta, la spesa pubblica degli Stati Uniti viene tagliata davvero, e in modo sostanziale, di $85 miliardi l’anno. E il fatto che gli indici di borsa risalgono in zona massimo storico, la dice lunga sulla reazione del mercato. L’austerita’ in stile Europa paga?

Oggi intanto il vice presidente della Fed, Janet Yellen, ha difeso con convinzione gli sforzi della Banca centrale statunitense per mantenere bassi i tassi di interesse. Al momento – ha confermato Yellen – non c’è alcun rischio che le politiche di stimolo all’economia Usa della Fed vengano ridimensionate o bloccate. Un’opinione che non trova tutti d’accordo all’interno della Banca Centrale americana: alcuni membri del board della Fed hanno espresso timori sulle conseguenze a lungo termine, come eccessiva inflazione e instabilità di mercato. Yellen ha assicurato che gli effetti dello stimolo sono monitorati attentamente e ha sottolineato che il vero rischio per l’economia in questo momento è portato dal prolungato alto livello di disoccupazione.

Così come l’azionario europeo, Wall Street paga anche le notizie provenienti dalla Cina, che ha deciso di imporre una serie di restrizioni per evitare il surriscaldamento del mercato immobiliare. Le vendite sono di fatto partite dall’azionario del paese, con l’indice di riferimento che ha perso quasi -4%, scivolando al minimo in quasi sei settimane.

Pechino ha annunciato una sorta di Imu cinese, alzando i tassi per gli acquirenti delle seconde case nelle città dove i prezzi starebbero crescendo troppo velocemente.

Una buona notizia per i mercati è il rapporto pubblicato su Bloomberg, che mette in rilievo come le scommesse a favore di un mercato orso siano scese al minimo da almeno il 2007, in un momento in cui il mercato toro di Wall Street entra ufficialmente nel suo quinto anno.

Nel mese di febbraio le vendite allo scoperto sull’indice Standard & Poor’s sono calate a quota 5,6% di tutti i titoli azionari disponibili per l’attività di trading, in deciso ribasso rispetto al record del 12% fatto segnare in piena crisi del credito.

Wall Street ha guadagnato la scorsa settimana, con l’indice S&P 500 +0,2%; i guadagni da inizio 2013 sono saliti al 6,5%. L’indice è in rialzo +124% dal marzo del 2009, quando testò il valore minimo in 12 anni, pari a 676,53 punti, terminando il peggiore mercato orso dalla Grande Depressione.

Sul fronte dei titoli, Apple ha perso il 2,4% dopo che il giudice distrettuale Lucy Koh ha ridotto provvisoriamente di 450 milioni di dollari il risarcimento che Samsung Electronics era stata condannata a pagare all’impresa della Mela. Vendite sui titoli petroliferi sulla scia del calo del prezzo del petrolio: Baker Hughes (-1,91%) Halliburton (-1,65%) e Schlumberger (-1,47%).

In ambito valutario, l’euro -0,20% a $1,2994; dollaro/yen -0,09% a JPY 93,48.

I commodities, i futures sul petrolio -1,14% a $89,63 al barile, mentre le quotazioni dell’oro +0,41% a $1.578,80 l’oncia. Tassi sui Treasuries a 10 anni -0,23% all’1,84%.