WALL STREET PESANTE CON COMMODITY E BANCHE

22 Giugno 2009, di Redazione Wall Street Italia

Gli indici borsistici principali cedono circa due punti percentuali (controlla la performance in tempo reale), appesantiti dalla revisione al ribasso delle stime della Banca Mondiale sulla crescita della maggior parte dei Paesi del mondo.

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Le previsioni dell’istituto, secondo cui l’economia registrera’ una contrazione del 2.9% nel 2009, rispetto alla stima precedente che era pari ad un calo dell’1.7%, ha deteriorato le speranze di una ripresa rapida dell’economia globale. Cio’ ha finito per pesare in particolare sui prezzi di petrolio, metalli e altre materie prime.

Il mercato viene dalla peggiore prova settimanale in oltre un mese, dopo che una serie di dati macro contrastanti non hanno dipinto un quadro molto roseo sullo stato di salute della maggiore economia mondiale. Nei prossimi giorni i trader avranno modo di ottenere qualche dettaglio in piu’ in questo senso. In agenda sono previsti le vendite di case esistenti e nuove, gli ordini di beni durevoli, il dato finale sul Pil nel primo trimestre, oltre ai dati sulle spese al consumo e sul reddito personale.

Ma in settimana ad essere sotto i riflettori sara’ anche la Federal Reserve, che domani dara’ il via alla riunione di politica monetaria di due giorni. La Banca Centrale americana dovrebbe mantenere lo status quo sui tassi guida, fermo vicino allo zero, ma gli investitori vogliono sapere se veranno annunciate nuove operazioni di acquisto di Titoli di Stato, nel tentativo di mantenere su livelli bassi i tassi di interesse.

Tra i singoli settori, nella prima parte di seduta sono stati particolarmente presi di mira materie prime e banche. Si distinguono in negativo Freeport-McMoRan Copper & Gold, Alcoa e BP Plc, che perdono almento il 3%. Bank of America, la principale banca del Paese per numero di asset, scivola del 3.5%, dopo che due dirigenti hanno presentato le proprie dimissioni. Nel frattempo la seconda maggiore catena di farmacie degli Stati Uniti, Walgreen, lascia sul campo il 4% circa dopo aver riportato utili che hanno deluso le attese del mercato.