Wall Street, lezione di realismo: il rialzo si sgonfia. Dow Jones verso minimi dell’anno sotto 10000

26 Maggio 2010, di Redazione Wall Street Italia

Wall Street ha chiuso in rosso, dopo un sell-off improvviso nell’ultima ora, come spesso succede di recente. Il Dow Jones Industrial Average ha perso 69 punti, cioe’ -0.7%, a 9974, per la prima volta da febbraio sotto quota 10000. Il benchamrk S&P 500 ha perso 6 punti, cioe’ -0.6%, a 1068, e il Nasdaq e’ arretato di 15 punti, -0.7%, a 2196 (tra i motivi del forte ribasso sul finale, leggere articolo di WSI sui bond europei della Cina).

Gli indici Usa avevano lasciato capire ai piu’ sofisticati broker che sarebbe stato meglio non fidarsi del rialzo in Europa e infatti dopo la chiusura delle borse europee Dow Jones, S&P500 e Nasdaq si sono allontanati dai massimi di giornata toccati dopo un’ora e mezzo di contrattazioni.

Nel momento di massimo ottimismo il rialzo e’ stato +1.80% per il Nasdaq e + 1.30% per l’S&P500. L’alibi per il rimbalzo l’aveva dato il mix di fattori positivi di breve (per ingenui, o meglio per chi non ha capito che il mercato e’ assolutamente tecnico e non puo’ essere preso alla leggera perche’ tutto e’ cambiato): ordini di beni durevoli negli Stati Uniti sopra le stime, conferma del rating AAA sul debito Usa da parte di Moody’s, boom immobiliare nel mese di aprile (drogato dall’ultimo mese di incentivi governativi per l’acquisto della prima casa), buone previsioni Ocse sulla crescita economica globale per il 2010. L’euro a 1.2273 in quel momento e la crisi europea dei debiti sovrani dei paesi PIIGS sembravano poter essere, per un po’, fuori del focus. Ma restavano chiaramente sottotraccia.

Il mercato e’ stato colpito dal primo improvviso calo (quasi una “prova” di quello “vero” sul finale di seduta) con un’ondata anomala di sell che ha quasi azzerato gli indici nel giro di 4-5 minuti dopo che al New York Stock Exchange e’ circolato un rumor su un ulteriore downgrade del debito in Spagna. La voce si e’ rivelata non fondata e i buy sono rifluiti quasi subito sulla borsa Usa. Cio’ ha dato pero’ la misura di quanto volatile e prono alle brutte notizie sia il mercato azionario americano in questi giorni. A poco piu’ di un’ora dalla fine delle contrattazioni, poi, i 3 principali indici Usa hanno limato quasi completamente, di nuovo, i guadagni. E nell’ultima mezz’ora sono passati decisamente in rosso, chiudendo malamente poco sopra i minimi di giornata. Il che non prelude bene per la seduta di giovedi.

A meta’ giornata trader e stock strategist delle maggiori banche di New York si domandavano quanto l’apparente rinnovato trend rialzista della mattina, alimentato dal miglioramento del sentiment sull’Europa, potesse durare. Secondo Christian Blaabjerg per esempio, analista di Saxo Bank, le paure sulla ripresa globale sono comunque eccessive e una doppia recessione e’ da escludere. Al massimo, e soprattutto per l’Europa, la crescita sara’ piu’ contenuta, perche’ frenata da “massimi problemi sul fronte del debito”. Tecnicamente sara’ importante il superamento della media mobile a 10 giorni dopo che quella a 200 giorni e’ stata appena superata. Finche’ questo scenario non si realizzera’, la fase rimane ribassista.

A portare ottimismo su Wall Street avevano contribuito alcuni dati macro, testimonianza che l’economia Usa e’ sulla via della ripresa. Prima il dato sugli ordini di beni durevoli, ad aprile in rialzo del 2.9% (piu’ delle attese). Poi quello sulla vendita di nuove case: il mese scorso e’ stato boom grazie agli incentivi.

Effetto positivo, inoltre, lo ha avuto anche la notitizia che l’agenzia di rating Moody’s ha confermato il rating di tripla A sul credit rating di lungo termine degli Stati Uniti nonostante le casse governative si siano indebolite per aver sostenuto il sistema finanziario ed economico in generale.
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Altro fattore incoraggiante e’ arrivato dall’Ocse con il suo rapporto di primavera “Economic outlook”. Pur alzando le stime sulla crescita dell’economia globale – che per quest’anno dovrebbe attestarsi al 4.75% – l’organizzazione internazionale ha pero’ lanciato un avvertimento sulla crisi del debito, in particolare nell’Eurozona.

L’Ocse ha lanciato l’allarme anche sulla crescita impetuosa nei paesi emergenti che potrebbe anch’essa rappresentare un rischio per lo sbilanciamento globale. In ogni caso i 30 paesi industrializzati membri dell’ Ocse, quest’anno, dovrebbero far registrare una crescita del 2.70% e circa il 2.80% nel 2011, in miglioramento rispetto al 2.50% stimato nel novembre scorso. Intanto da Tokyo il numero uno della Fed Ben Bernanke ha difeso il ruolo delle banche centrali dall’ingerenza della politica. Il governatore della Federal Reserve non ha fornito spunti sull’andamento dell’economia globale o sulle prossime mosse di politica monetaria. Ha pero’ ricordato che il primo obiettivo di una banca centrale e’ tenere sotto controllo l’inflazione. A questo proposito ha definito rischioso cambiare il target al 2%.

Sugli altri mercati, nel comparto energetico le quotazioni del greggio riprendono quota. I futures con consegna luglio segnano un +$2 attestandosi a quota $70.75 al barile (+2.91%). Sul valutario la moneta unica si attesta a $1.2212 (-1.07%). L’oro ha segnato un +$14.60 attestandosi a $1212.60. Quanto ai Treasury, il rendimento sul benchmark decennale si trova al 3.22% dal 3.17% di ieri.