WALL STREET GIU’, MA IL ‘PIANO MUTUI’ AIUTA

11 Novembre 2008, di Redazione Wall Street Italia

La seduta di borsa a Wall Street si e’ chiusa con gli indici in calo, comunque lontani dai peggiori livelli giornalieri, grazie alle speranze di rilancio dell’industria delle case in seguito al piano annunciato dal governo americano in accordo con le societa’ di prestiti immobiliari. Il Dow Jones ha ceduto l’1.99% a 8693, l’S&P500 il 2.21% a 898, il Nasdaq ha perso il 2.22% a 1580.

La situazione resta pero’ preoccupante. Gli ultimi risultati trimestrali e gli outlook societari hanno evidenziato un ulteriore rallentamento della spesa dei consumatori confermando il deterioramento del quadro economico. Le previsioni di un calo della domanda a livello globale hanno spinto al ribasso anche le commodities, con il petrolio sceso sotto la soglia dei $60 al barile.

Le autorita’ americane hanno annunciato un piano di aiuti ai proprietari di immobili in difficolta’, in base al quale e’ prevista la modifica dei mutui accesi. Il piano consentira’ dunque una riduzione delle rate mensili da pagare o un allungamento dei tempi di riferimento ed permettera’ a molte famiglie di conservare la propria casa evitando il pignoramento.

Laurence Fink, CEO di BlackRock, ha dichiarato di intravedere alcuni segnali di “capitolazione” all’interno dei mercati finanziari, una fase di pesante sell-off su vasta scala che generalemtne precede la fine del mercato ‘orso” (ribassista). “Penso che i mercati finanziari potranno iniziare una fase di recupero a partire dalla meta’ del 2009” ha affermato Fink.

In assenza di dati macroeconomici per la ricorrenza del Veterans Day (che ha comportato anche la chiusura del mercato obbligazionario), ad occupare la scena e’ stato interamente il settore societario. Il colosso dell’auto General Motors ha continuato a perdere terreno mentre si fa sempre piu’ intensa la minaccia della bancarotta. Il titolo, in calo del 13%, e’ pimbato a livelli che non si vedevano dal lontano 1942. “Se GM fallira’ sara’ un duro colpo sia a livello spicologico che politico” ha affermato Stephen Wood, portfolio strategist di Russell Investments. “Preoccuparsi sugli utili della societa’ e’ adesso un lusso, ci sono probelmi ben piu’ seri che riguardano la sopravvivenza dell’azienda o meno”.

Tyco International, il produttore leader nei sistemi di sicurezza a livello mondiale ha registrato la peggiore performance degli ultimi 6 anni a causa delle deludenti stime sui profitti. Prudential Financial e’ arretrato del 10% in seguito ai commenti di Goldman Sachs secondo cui le perdite sugli investimenti potrebbero costringere l’azienda a raccogliere nuovi capitali.

La catena di coffee shop Starbucks e’ apparsa debole a causa della brutta trimestrale diffusa nell’after hour di lunedi’ sera che ha mostrato un calo del 97% dei profitti per via dei costi relativi alla chiusura di molti punti vendita e all’eliminazione di una buona fetta della forza lavoro. Il calo della domanda a livello globale non ha risparmiato proprio alcun settore: il produttore di acciaio Alcoa (componente del Dow Jones) ha deciso di ridurre la produzione giornaliera abbassando la capacita’ degli impianti per 350 mila tonnellate.

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Il noto gruppo costruttore di case di lusso Toll Brothers ha riportato un calo del 41% dei ricavi senza fornire alcune stime sul prossimo anno fiscale a conferma della forte incertezza sul business dell’industria. Giu’ anche Intercontinental Hotels danneggiato da un warning sul deterioramento delle condizioni di mercato ad ottobre. Vendite anche sulla catena di casino’ Las Vegas Sands dopo che il management ha annunciato la sospensione dei lavori nell’area del Macau per non gravare sulle posizioni di liquidita’.

Dopo essersi spinto al rialzo nel preborsa, a girare in rosso e’ stato anche il colosso delle carte di credito American Express nonostante l’ok avuto dalla Federal Reserve riguardo alla richiesta di trasformazione dell’azienda in banca (ed ottenere gli aiuti governativi).

Sugli altri mercati, in calo il petrolio. I futures con consegna dicembre sono arretrati a quota $59.33 al barile, in rialzo di $3.08. Sul valutario, in picchiata l’euro nei confronti del dollaro. Nel tardo pomeriggio di martedi’ a New York il cambio tra le due valute e’ di 1.2535. Vendite sull’oro: i futures con consegna dicembre sul metallo prezioso hanno perso $13.70 a $732.80 l’oncia.

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