Perché i mercati sono come le maree

7 Ottobre 2022, di Redazione Wall Street Italia

di Daniele Nicolini, consulente finanziario

I mercati finanziari sono un flusso continuo di cicli, come le maree. Ai rialzi seguono i ribassi e così via. Chi svolge come me questa professione da oltre 25 anni ha avuto più volte l’occasione di sperimentare questi cicli. Anche appunto quelli al ribasso.

La prima volta fu una tempesta estiva e niente più, la crisi del fondo LTCM. Un fondo che agiva a leva e pagò a duro prezzo il crollo dei mercati emergenti.
Ero in vacanza in Sardegna e sentivo le notizie provenienti dai televisori dei vicini. Era l’epoca in cui si aveva una fiducia illimitata nei mercati azionari perché nel lungo termine crescono sempre. E questa filosofia la si riversava sui clienti. Poco dopo tutto si sistemò e i mercati ripartirono.Però all’inizio del 2000 cominciò la peggiore delle crisi, almeno per me: la crisi delle dot.com.

Bisogna dire che ci arrivammo nelle peggiori condizioni, ovvero dopo un’ubriacatura finanziaria che bastava buttare un soldino nei mercati e il soldino diventava almeno una banconota. Fu la peggiore perché fu anche la più lunga, e il mantra che nel lungo termine i mercati azionari pagano sempre fu duramente messo alla prova e soprattutto furono i clienti ad iniziare a dubitarne. Fu una vera sofferenza, però la giovane età e l’idea che nel lungo termine tutto si sarebbe risolto furono di grande aiuto per affrontare quegli anni. Perché furono anni…..3 per la precisione.

Quell’esperienza non mi lasciò indenne, volevo trovare una soluzione per non rivivere una situazione similare. Volevo evitare ai miei clienti i peggiori marosi che i mercati finanziari sanno offrire. Ed ecco che mi avvicinai all’analisi tecnica. Per me questa diventò la bussola per comprendere lo stato delle cose, per vedere se c’era la possibilità di navigazione oppure se era meglio restare in porto.  Così arrivai preparato alla crisi successiva che mi vide quasi del tutto spettatore. O meglio, avevo portato buona parte delle barche nel porto. Mentre il mercato crollava a causa dei mutui subprime e la storica Lehman Brothers finiva la sua gloriosa storia, io me ne stavo alla finestra.

Però anche l’analisi tecnica non è la panacea di tutti i mali. Infatti secondo me è in grado di offrire la perfetta fotografia del momento, ma per quanto riguarda l’aspetto previsionale offre delle indicazioni su cosa potrà accadere… e magari non accade. In poche parole direi che può individuare nubi all’orizzonte foriere di tempesta e in questi casi è meglio interrompere la navigazione e rientrare in porto in forma prudenziale. Poi magari non piove nemmeno… ecco diciamo per capirci che quello che ho imparato è che le previsioni sono difficili da farsi, soprattutto quelle che riguardano il futuro.

Le crisi del 2015 e del 2018 non meritano alcuna menzione nel senso che la brevità delle stesse non hanno determinato alcun effetto su di me. Ma nel 2020 c’è stato il coronavirus. E qui il grande insegnamento che con i clienti l’importante è esserci. In quel periodo ho fatto poco operativamente parlando, ma i clienti mi ringraziavano perché gli telefonavo. Con mio stupore. L’attività del consulente finanziario evidentemente è intercettare i bisogni del cliente, stargli vicino nelle difficoltà e prendersi anche qualche rimbrotto, strada facendo.

Credo che in futuro oltre alla classica pianificazione finanziaria e ad aggiornamenti professionali quali la pianificazione successoria e ottimizzazione fiscale (attività per le quali è corretto creare delle sinergie con professionisti del settore) la nostra professione sarà molto simile a quella del coach. O forse sarà proprio questa.

Questa è l’ultima delle crisi e con l’esperienza alle spalle posso dire che mi ricorda quella del 2000…. intendo dire che potrebbe essere lunga.
Ma mi sovviene che le previsioni sono difficili da farsi, in primis quelle che riguardano il futuro. E allora ricordo che il più grande alleato degli investitori è il tempo e non il timing. Si perché sui mercati se si interviene in anticipo si possono limitare i danni, ma nel corso delle crisi tante volte vale la pena aspettare l’arcobaleno dopo la tempesta.