Via a portabilità dei conti, ma forse conviene chiuderli: patrimoniale c’è già

30 Marzo 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – È ufficiale: con l’approvazione del Senato d’ora in poi un cliente potrà cambiare la banca entro 12 giorni lavorativi.

Gli istituti che non rispetteranno la volontà di ricorrere alla “portabilità” del conto corrente, potranno incorrere in multe fra i 5.160 e i 64.555 euro.

La portabilità piena dovrebbe partire da fine giugno.

Nello stesso decreto legge, i senatori hanno anche approvato definitivamente la riforma delle banche popolari, che prevede la loro trasformazione in società per azioni se l’attivo supera gli otto miliardi.

È una bella notizia, che favorisce i consumatori. Ma per fare camminare “l’asino” l’esecutivo alterna il bastone e la carota.

Come sottolinea Altroconsumo Finanza bisognerà infatti stare attenti a quello che l’esecutivo potrebbe fare con le imposte sui conti correnti. “Il governo non si fa grandi problemi a tassare il risparmio”, si legge sul sito dell’associazione.

“La rimodulazione dell’imposta di bollo avvenuta oramai da tempo fa, imponendo uno 0,2% l’anno di tasse sul solo possesso di titoli, ha già sdoganato ampiamente l’idea di “patrimoniale”.

“Certo la manovra Amato portò via dai conti correnti lo 0,6% (il bollo di tre anni su un investimento in titoli) – dice il sito – ma l’attuale imposta non va solo sui conti più liquidi, ma su tutti i titoli, quindi di per sé è ben più grave della vecchia manovra Amato”.

Inoltre, come se non bastasse, “da tempo economisti vicini al governo vedono di buon occhio l’idea di una patrimoniale shock che abbatta lo stock di debito pubblico italiano”.

Secondo Altroconsumo e Finanza se si presentasse una emergenza improvvisa come ad esempio i buchi di bilancio a causa dei derivati, “il governo non avrebbe remore di tipo “morale” nell’attingere ai risparmi”.

“Visto che i soldi si attingono là dove è più facile, e visto che c’è davvero una gran moda di mettere tutto in conti di deposito (visti i tassi bassi sui bond), ci pare che la soluzione più facile sia prendere i soldi da lì.”

Fonte: Altroconsumo Finanza

(DaC)