UNICREDIT E’ TRA LE BANCHE MONDIALI PIU’ VULNERABILI

24 Novembre 2009, di Redazione Wall Street Italia

Standard & Poor’s ha preparato una lista con i 45 istituti di credito “globali” in Giappone, Stati Uniti, Germania, Spagna e Italia che restano fuori dalla soglia di sicurezza dell’8%, secondo il coefficiente RAC (risk-adjusted capital). In sostanza S&P (per quanto abbia fallito in passato di esercitare il suo ruolo di “cane da guardia” del sistema finanziario) sta lanciando l’allarme sul fatto che in pratica quasi tutte le maggiori banche mondiali non hanno sifficiente capitale per coprire sia il trading sia l’esposizione in prestiti e investimenti, con cio’ rischiando ulteriori downgrades nei prossimi 18 mesi a meno che non rafforzino le loro difese.

Le banche piu’ vulnerabili sono:

Mizuho Financial (2.0)
Citigroup (2.1)
UBS (2.2)
Sumitomo Mitsui (3.5)
Mitsubishi (4.9)
Allied Irish (5.0)
DZ Deutsche Zentral (5.3)
Danske Bank (5.4)
BBVA (5.4)
Bank of Ireland (6.2)
Bank of America (5.8)
Deutsche Bank (6.1)
Caja de Ahorros Barcelona (6.2)
UniCredit (6.3)

La notizia e’ stata diffusa da Ambrose Evans-Pritchard con un articolo sul Telegraph. Mentre alcune banche possono sembrare in salute stando ai normali target stabiliti dai coefficienti Tier 1 e di leverage, scrive Evans-Pritchard, i critici polemizzano sostenendo che queste misure possono rappresentare falsamente la situazione, visto che non riescono a discriminare tra le banche che usano leverage ad alto rischio e a basso rischio.

“Il sistema ha fallito nell’individuare i segnali di di pericolo prima della crisi finanziaria. Quel che sembrava un leverage moderato per le banche americane nel 2007 ha dimostrato di essere un indicatore inutile in modo spettacolare”, si legge sull’articolo del Telegraph.

La banca globale piu’ “sicura” e’ HSBC (9.2), seguita da Dexia (9.0), ING (8.9) e Nordea (8.8). Le banche inglesi sono in una posizione abbastanza buona: Standard Chartered (8.1) nella fascia alta e Barclays (6.9) nel mezzo. La banche cinesi – tra le piu’ grandi del mondo – sono escluse dallo studio di Standard & Poor’s. Quelle del Giappone sono le peggiori perche’ per il capitale fanno affidamento ai prodotti “ibridi” e investono pesantemente sul mercato azionario, comprando azioni con un leverage di 12. Il portoglio titoli azionari corrisponde ad oltre il 50% del capitale delle banche giapponesi. Il che e’ fonte di seria preoccupazione, scrive Evans-Pritchard, visto che la borsa di Tokyo e’ in calo nel 2009, l’unica ad aver perso il gran rialzo delle borse mondiali da marzo ad oggi.

Le banche tedesche non fanno una bella figura in lista, perche’ hanno ampi portafogli di asset-backed securities (ABS), spesso considerati “tossici”. Gli istituti americani in genere non sono messi male in termine di leverage, ma la situazione e’ ben peggiore se il quadro e’ riaggiustato tenenedo conto del livello di rischio.

Molte banche nella cosiddetta “sick list: (lista dei malati) stanno gia’ cercando di fare pulizia nei loro bilanci, per lo piu’ liberandosi di assets o convertendo i prodotti ibridi in azioni. Citigroup – una delle banche mondiali a maggior rischio insieme a UBS – ha scambiato $64 miliardi di titoli ibridi nel solo terzo trimestre. UBS sta tagliando la sua dipendenza dagli ibridi, che all’inizio del 2009 era pari a un pauroso 80%.