Un trimestre in ripresa per le reti di consulenza finanziaria

10 Maggio 2019, di Massimiliano Volpe

La favorevole dinamica dei mercati finanziari e una raccolta positiva per gran parte delle mandanti ha permesso alle principali reti di consulenza quotate a Piazza Affari di registrare nei primi mesi dell’anno una crescita della redditività e del patrimonio in gestione. A giocare positivamente sui conti economici ha contribuito anche l’innovazione sul fronte dell’offerta dei prodotti e dei servizi che le reti hanno effettuato per compensare il previsto calo dei margini a seguito della maggiore trasparenza e concorrenza introdotta dalla direttiva Mifid 2. Se il colosso del settore Fideuram spicca sia sul fronte della raccolta (1,836 miliardi di euro) sia della redditività (232 milioni di risultato netto), la concorrenza fra le altre reti è sempre più agguerrita. In ballo ci sono i 1300 miliardi degli italiani parcheggiati sui conti correnti.

In particolare con un utile di 91 milioni di euro Azimut, si posiziona alle alle spalle della rete del gruppo Intesa Sanpaolo mentre Fineco con una raccolta di 1,53 miliardi, è seconda nella classifica dei nuovi flussi. Ma vediamo nel dettaglio i numeri delle diverse reti di consulenza finanziaria.

Fineco, campione di raccolta nei primi tre mesi dell’anno

Fineco ha chiuso i primi tre mesi dell’anno con ricavi pari a 158,2 milioni (+1,8% a/a). Nel dettaglio il giro d’affari è stato trainato dall’area investing (+15,2% a/a) con commissione di gestione in crescita del 13,7% grazie alla maggiore incidenza dei prodotti guidati e al contributo di Fineco Asset Management, oltre al continuo miglioramento della produttività della rete. Si conferma il contributo positivo dell’area banking (+4,9%), supportata dall’aumento della liquidità transazionale e dalla maggiore incidenza dell’attività di credito. In flessione il contributo dell’area di trading (-20%) per via della minore volatilità di mercato e delle nuove normative in vigore. Grazie allo stretto controllo dei costi il conto economico si è chiuso con utile netto di 62,6 milioni di euro (+6,1%).

Alla fine di marzo le masse dei clienti si attestano a 74,1 miliardi di euro (+8,9%). Di queste 36 miliardi (+7,3%) fanno riferimento alla raccolta gestita, 15,2 miliardi (+9,3%) alla raccolta amministrata mentre il saldo della raccolta diretta è di 22,9 miliardi (+11,2%) grazie alla continua crescita della base di nuovi clienti e dei depositi “transazionali”.

Nel primo trimestre 2019 la raccolta complessiva della banca guidata da Alessandro Foti è stata pari a 1,71 miliardi (+3%), gran parte attribuibile alla rete di consulenti finanziari pari a 1,53 miliardi (in linea a/a). L’asset mix complessivo si è mostrato maggiormente orientato verso il risparmio gestito, pari a 682 milioni, evidenziando comunque un approccio più cauto da parte della clientela, che predilige prodotti più conservativi. La raccolta amministrata si è attestata a 157 milioni mentre la raccolta diretta è stata pari a 872 milioni.

Sul fronte societario da registrare che la controllante Unicredit ha avviato il collocamento del 17% del capitale di Fineco, al prezzo di 9,80 euro per azione, nell’ambito di una serie di misure volte al rafforzamento della solidità del gruppo bancario. Il controvalore dell’operazione è di circa 1,06 miliardi di euro. Attualmente Unicredit detiene il 35% del capitale, al termine dell’operazione, avrà una quota di minoranza che sarà classificata come partecipazione finanziaria.

Ricavi e utili in crescita per Banca Mediolanum

Inizio d’anno brillante per Banca Mediolanum che ha chiuso i primi tre mesi dell’anno con ricavi e utili in crescita rispetto all’analogo periodo dello scorso anno. In particolare sul fronte dei ricavi da registrare che le commissioni nette nei primi tre mesi dell’anno sono salite a 196 milioni (+21%) mentre il margine da interessi è stato pari a 51,4 milioni di euro (+27%) per via della continua crescita degli impieghi alla clientela retail e alle attività di tesoreria. L’attento controllo dei costi ha permesso al conto economico di chiudere con un utile netto consolidato di 72,1 milioni di euro (+21%).
Alla fine di marzo le masse gestite e amministrate della banca guidata da Massimo Doris si è attestano a 78,65 miliardi di euro (+5%) grazie alla positiva raccolta netta e al recupero dei mercati nel primo trimestre 2019. A tal proposito la raccolta netta totale è stata positiva per 1,14 miliardi (+14%), di cui 795 milioni (in linea con lo scorso anno) imputabile a prodotti del risparmio gestito.Sul fronte patrimoniale si registra un Common Equity Tier 1 Ratio pari al 18,6%, confermandosi uno dei più alti tra i gruppi bancari italiani ed europei.

Margini in forte progresso per Banca Generali

Nel primo trimestre Banca Generali ha registrato una significativa crescita commerciale e reddituale favorita dalla qualità e versatilità di un’offerta che ha consentito ai private banker di cogliere le opportunità dalla ripresa dei mercati. Sul fronte dei ricavi il margine di intermediazione è aumentato del 17% a 133,6 milioni (+15% al netto della rettifica per i nuovi principi contabili). Il dato ha beneficiato della crescita del margine d’interesse e delle commissioni nette, tra cui l’incremento delle commissioni di performance per 35,2 milioni di euro in conseguenza delle mutate condizioni dei listini. Le commissioni di gestione sono risultate pari a 155 milioni (-2% rispetto all’anno prima). La dinamica riflette la generale contrazione dell’esposizione al rischio da parte dei portafogli della clientela e il contemporaneo aumento delle posizioni di liquidità registrato nel corso del 2018 in conseguenza della volatilità dei mercati. La tendenza, tipica in momenti di incertezza, è ora in fase di progressiva normalizzazione. Infine, le commissioni bancarie e d’ingresso (17,8 milioni +7,1%) sono salite grazie al crescente contributo di nuove iniziative, tra cui si segnalano le attività di consulenza evoluta (Bgpa) e le attività di collocamento di certificates e private placement.

La diversificazione nelle fonti di ricavo e il recupero degli investimenti sui mercati hanno permesso alla banca guidata da Gian Maria Mossa di registrare un utile netto di 66,6 milioni di euro (+36%), realizzando il secondo miglior trimestre di sempre.

Le masse gestite e amministrate sono salite a 61,1 miliardi (+8%) e i nuovi flussi netti sono stati pari a 1,4 miliardi (il 9,7% delle masse iniziali su base annualizzata). Considerando anche il mese di aprile la raccolta si avvicina ai 2 miliardi di euro. Le masse su base pro-forma, ovvero includendo le masse delle società in via di acquisizione (Valeur e Nextam), superano ampiamente i 63 miliardi a fine marzo. Sul fronte patrimoniale da registrare che il coefficiente Common Equity Tier 1 Ratio si attesta al 16,6%.

 

Boom di commissioni e raccolta per Azimut
Trimestre da incorniciare anche per Azimut che da gennaio a marzo ha visto crescere ricavi del 36% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente a 247 milioni di euro. Al risultato ha contribuito soprattutto il progresso registrato dalle commissioni di gestione e da quelle di performance. Grazie ad uno stretto controllo dei costi l’utile netto consolidato è invece balzato a 91 milioni di euro (+244%).
Sul fronte della raccolta netta nei primi tre mesi il gruppo Azimut registra un saldo positivo per 1,3 miliardi, oltre il 50% in più rispetto allo stesso periodo del 2018 grazie anche allo sviluppo delle attività internazionali del gruppo.
Infine il totale delle masse del gruppo fondato da Pietro Giuliani si attesta a fine marzo a 54,3 miliardi, di cui 42,2 miliardi fanno riferimento a prodotti del risparmio gestito.

Raccolta in calo per Fideuram nei primi tre mesi dell’anno

Dopo anni di forte crescita per il gruppo Fideuram sembra arrivata una fase di consolidamento. Nei primi tre mesi dell’anno la raccolta netta messa a segno dai banker è stata pari a 1,836 miliardi di euro, in calo rispetto ai 2,5 miliardi registrati nell’analogo periodo dello scorso anno. Secondo quanto si legge nella trimestrale del gruppo Intesa Sanpaolo (i dati definiti e puntuali di Fideuram saranno resi noti nei prossimi giorni) i proventi operativi netti sono stati pari a 488 milioni, praticamente invariati rispetto all’analogo periodo dello scorso anno, e pari a circa l’11% dei proventi operativi netti consolidati dell’intero gruppo Intesa Sanpaolo. Il conto economico si è chiuso con un utile netto pari a 232 milioni (-4,1%).