Un nuovo crollo di Tesla sta frenando l’S&P 500

15 Novembre 2021, di Alberto Battaglia

Il titolo Tesla è il terzo titolo più venduto dell’S&P 500 nelle prime ore della seduta di lunedì 15 novembre, con un calo del 4,56% che ha riportato la capitalizzazione del costruttore automobilistico al di sotto dei mille miliardi di dollari.

La perdita accumulata nelle ultime cinque sedute supera attualmente il 15,8%. Riconoscere la causa di questo nervosismo non è difficile: nell’ultima settimana Elon Musk, fondatore e ceo della società, ha venduto azioni Tesla per 6,9 miliardi di dollari. Parte dei proventi della vendita sono serviti allo stesso Musk per saldare il conto con il fisco derivante dall’esercizio di alcune stock option – anche se a livello mediatico il ceo di Tesla ha voluto legare la decisione all’esito di un sondaggio su Twitter che gli “imporrebbe” la vendita del 10% delle sue quote. Per raggiungere questo target, Musk dovrebbe mettere sul mercato altri 10 milioni di azioni, in aggiunta ai 6,36 milioni di titoli già venduti.
Nel frattempo, l’S&P 500 procede poco al di sotto della parità intorno alle ore 18 italiane di lunedì.

Domenica lo stesso Musk aveva ingaggiato un duro confronto su Twitter con il senatore Bernie Sanders, che aveva invitato la community a far pagare più tasse ai miliardari. “Continuo a dimenticare che sei ancora vivo” è stata la risposta di Musk, prima di aggiungere in seguito: “Vuoi che venda altre azioni? Basta chiedere”.

Il battibecco ha dato di che riflettere a Michael Burry, l’uomo de La Grande Scommessa, noto per essere anche un convinto sostenitore del crollo di Tesla.

“Elon Musk ha preso in prestito denaro contro 88,3 milioni di azioni, ha venduto tutte le sue ville, si è trasferito in Texas, e sta chiedendo a Bernie Sanders se dovrebbe vendere più azioni. Non ha bisogno di contanti. Vuole solo vendere Tesla”, ha scritto Burry sul suo profilo Twitter.

Tesla, una view sul titolo

Secondo il capo strategist di Miller Tabak Asset Management, Matt Maley, il titolo Tesla è, assieme a Microsoft e Nvidia, in un gruppo di società ritenute eccessivamente “care”. “I titoli delle grandi aziende a volte vanno molto avanti. Non significa che non siano grandi aziende. Non significa che non saranno grandi titoli a medio e lungo termine”, ha detto Maley in un’intervista a Cnbc, “volete possedere questi titoli, ma non inseguiteli qui… potrete comprarli a prezzi inferiori nelle prossime settimane”.