Uk, cosa contiene l’accordo del governo sulla Brexit

15 Novembre 2018, di Alessandra Caparello

Un vero e proprio terremoto quello che sta accadendo all’interno del governo inglese guidato da Theresa May all’indomani dell’ok alla bozza di accordo siglato con Bruxelles che regola il divorzio tra i due a seguito della Brexit.

Questa bozza d’accordo è il meglio che si potesse avere in questo negoziato. Dobbiamo decidere se portarlo avanti. La scelta è nostra. La decisione collettiva è che il governo deve sostenere il progetto di accordo di uscita.

Così la May al termine della riunione di Gabinetto ma oggi si registrano numerose defezioni: in mattinata si è dimesso uno dei ministri per l’Irlanda del Nord, Shailesh Vara, seguito a ruota dal ministro per la Brexit Dominic Raab e infine, per il momento, dal titolare del dicastero del lavoro Ester McVey. Tutti in disaccordo con i punti dell’accordo.

Il nodo più importante – e anche quello più criticato – che andava sciolto per attuare il divorzio di Londra da Bruxelles riguardava la questione dei confini con l’Irlanda. Nella bozza di accordo è stato deciso per un compromesso sull’Irlanda del Nord, che prevede una sorta di mercato unico con l’Ue a tempo potenzialmente indeterminato. In particolare, si prevede un regime transitorio in base al quale l’Irlanda del Nord resterebbe nel mercato unico europeo fino a quando non sarà trovata una soluzione a lungo termine. In pratica la questione Irlanda è solo rinviata. L’obiettivo è evitare un confine troppo rigido tra Regno Unito e Unione europea.

Altro punto dell’accordo riguarda i gestori patrimoniali del Regno Unito e altre società di servizi finanziari che potrebbero affrontare un accesso più limitato ai mercati dell’UE nell’ambito del regime di equivalenza. L’adesione all’UE consente un accesso illimitato ai servizi finanziari, ma il sistema di equivalenza che l’UE estende a un certo numero di paesi che ritiene abbiano regimi normativi comparabili, copre solo una gamma limitata di partecipazione al mercato.

Londra poi si è impegnata a pagare un conto del divorzio che ammonta a circa 40 miliardi di sterline (quasi 50 miliardi di euro) per assolvere gli obblighi già presi nei confronti del budget europeo e dei futuri progetti. Inoltre il Regno Unito garantirà tutti i diritti attuali agli europei che già risiedono nel Regno Unito. Anche chi arriverà durante il periodo di transizione, che durerà fino alla fine del 2020 e durante il quale si manterrà lo status quo, potrà godere degli stessi diritti. Le cose cambieranno a partire dal 2021: uno dei pilastri della Brexit è la fine della libertà di circolazione. Questo vuol dire che non sarà più possibile venire a vivere e a lavorare nel Regno Unito senza un permesso.

La prossima data da segnare è il 25 novembre 2018 con il summit straordinario della Ue per l’ok dei 27 all’accordo.