Ue, Financial Times su Schengen: “una follia, deve finire”

23 Novembre 2015, di Daniele Chicca

LONDRA (WSI) – Il Trattato di Schengen era una follia che l’Unione Europea non si può più permettere, secondo il Financial Times. Se uno dei criminali più ricercati al mondo è in grado di spostarsi liberamente tra Siria, Francia e Belgio, dice Wolfgang Munchau nel suo ultimo editoriale, allora significa che c’è un grave problema di sicurezza da risolvere.

Schengen è ormai al capolinea per una ragione molto semplice: non riscuote più la fiducia della sua popolazione.

Per porre rimedio ci sono due strade: rivedere il trattato fondatore dell’Unione Europea o fare in modo che siano i singoli sistemi nazionali a occuparsene. Entrambe le soluzioni sono percorribili, la prima presenta dei problemi dal punto di vista politico, per questioni di sovranità nazionale, il secondo invece costituisce uno shock economico per molti paesi

Imporre sistemi di controllo più rigidi alle frontiere avrebbe infatti un costo ingente per le singole nazioni del blocco. Frontex, l’agenzia Ue con sede a Varsavia che si occupa delle politiche di coordinamento dei controlli alla dogana e del rispetto degli standard in tutta l’area non ha le risorse neccessarie per fare il suo lavoro adesso, “figuriamoci se dovesse lavorare a livello federale, che è quello di cui ci sarebbe bisogno”.

Nell’area di Schengen l’agenzia è responsabile per il controllo delle frontiere con l’esterno della regione. È un compito gravoso. L’America ha servizi di cittadinanza e immigrazione che fanno parte del Dipartimento Federale di Sicurezza Nazionale e può contare anche sulla Guardia Costiera, un braccio delle forze armate. In Europa, sono funzionari pubblici che si scambiano le informazioni su chi passa da un paese all’altro. Gli ultimi eventi e atti di terrorismo sono la prova di come il lavoro da loro condotto non è infallibile, per usare un eufemismo.

Le difficoltà dei doganieri di operare garantendo la sicurezza dei suoi cittadini sono apparse evidenti con gli ultimi attentati di Parigi, che sono stati perpetrati da terroristi francesi e belgi che sono riusciti a spostarsi da un paese all’altro e dalla Siria all’Europa senza destare sospetti.

Ma, si chiede Munchau, “perché dovremmo fidarci della capacità dei leader politici di risolvere i problemi di Schengen sul piano europeo, con politiche coordinate, se hanno fallito a risolvere la crisi del debito europeo, non riuscendo a trovare una soluzione che avesse la maggioranza a livello federale?”

La soluzione che verrà seguita, secondo l’editorialista del quotidiano britannico, sarà probabilmente quella di implementare i cambiamenti necessari sul piano nazionale. “Funzionerà perché gli stati membri avranno la loro infrastruttura di base in vigore. Tuttavia non è per niente efficiente operare i propri network di intelligence e difendere i confini nazionali. Solo la lunghezza dei confini tra Francia e Germania è di circa 3 mila chilometri ciascuno”.

Limitarsi a controllare la parte esterna all’area di Schengen, lunga 8.800 km, è molto meno dispendioso e più facile. Ritornare ai controlli nazionali alla dogana sarà molto caro, in particolare per paesi come la Francia, che non è ancora riuscita ad avere un servizio di sicurezza domestico che sia funzionale.

Per questo motivo, secondo Munchau, la Francia dovrebbe invocare, anche unilateralmente se ce ne fosse bisogno, la clausola alle leggi di bilancio europee e dell’Eurozona cui ricorrere in circostanze eccezionali.

L’obiettivo è quello di offrire uno dei bendi più importanti ai cittadini dell’area euro un livello di sicurezza interna professionale e moderno. Schengen ha dimostrato di non essere in grado di farlo. Gli stati membri possono riuscirci e dovrebbe essere consentito loro di farlo. Anche se economicamente sarà molto costoso.

Fonte: Financial Times