Economia

Ucraina, Poroshenko non sfonda, Mosca: “Siamo pronti a collaborare”

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ROMA (WSI) – Con il 30% delle schede scrutinate, il Fronte popolare del premier Arseni Iatseniuk è per ora a sorpresa in testa nelle elezioni politiche di ieri in Ucraina con il 21,71% dei voti. Segue a breve distanza con il 21,59% dei voti il Blocco del presidente Petro Poroshenko (che i sondaggi davano al 30% e oltre). Il blocco di opposizione di Iuri Boiko, ex ministro di Viktor Ianukovich ed erede del suo partito «filorusso» delle regioni, sta per ora facendo registrare un insperato 9,6%.

Le due liste in testa, nel frattempo, hanno già iniziato a discutere informalmente sulla formazione di una nuova coalizione di maggioranza nel parlamento ucraino. Lo fa sapere Iuri Lutsenko, uno dei leader del Blocco Poroshenko, mentre ancora si attendono i risultati definitivi delle elezioni.

IL CREMLINO: “ELEZIONI VALIDE”

La Russia ha riconosciuto come «valide» le elezioni di ieri in Ucraina. «Aspettiamo i risultati ufficiali – ha dichiarato il vice ministro degli Esteri russo, Grigori Karasin – ma è già ora chiaro che le elezioni sono valide, nonostante una campagna elettorale piuttosto dura e sporca». «La correlazione di forze che sta prendendo forma – ha aggiunto – può permettere all’amministrazione ucraina di occuparsi della soluzione dei problemi primari della società». Anche la Duma di Stato, la Camera bassa del Parlamento russo, si è detta pronta a collaborare con i deputati della nuova Rada. «Rispettiamo la scelta fatta dagli elettori e non escludiamo la possibilità di collaborare con i deputati della Verkhovna Rada, inclini a mantenere un’interazione costruttiva con la Russia nel formato bilaterale o nelle piattaforme parlamentari internazionali», ha dichiarato il presidente della Commissione per gli affari con i Paesi della Cis e l’integrazione euroasiatica, Leonid Slutsky. A suo dire, comunque, la consultazione non è stata né libera, né democratica, perché il sud-est dell’Ucraina o non ha partecipato alle consultazioni o è stato rappresentato da una percentuale di elettori estremamente bassa. Di qui la conclusione: «Più di un milione di elettori si trovano fuori dal Paese, le ostilità continuano nel Donbass e non vi è libertà di stampa».

I RISULTATI

Dalle urne è uscita una schiacciante maggioranza filo occidentale (oltre il 70%) di sei partiti, di cui due fortemente nazionalisti, un presidente di pace più debole e un premier di guerra molto più forte delle attese, un solo partito filorusso, e la scomparsa per la prima volta dal 1993 dei comunisti. La sorpresa è Samopovich (Auto Aiuto), il giovane partito del sindaco di Leopoli Andrii Sadovii pieno di attivisti e combattenti, proiettato al terzo posto con una percentuale tra il 12,5% e il 14,2%. Poi c’è il flop del partito radicale dell’ultranazionalista Oleg Liashko, fermo al 6%-7% quando fino a ieri era dato dai sondaggi come secondo partito con il 13%.

TIMOSHENKO FLOP

Da segnalare anche l’evaporazione del partito “Patria” di Iulia Timoshenko, ex icona della rivoluzione arancione e “detenuta politica” sotto il presidente Ianukovich: è appena sopra la soglia di sbarramento del 5% (5,6%-6%). Sicuramente fuori dalla Rada Pravi Sektor (2,4%), il partito ultranazionalista di estrema destra con connotazioni naziste, motore militare del Maidan. Per avere un quadro più certo bisognerà attendere lo spoglio in particolare dei 225 seggi uninominali, più permeabili a pressioni, corruzione e giochi di interesse oligarchici. Gli exit poll si riferiscono infatti solo alle 29 liste del sistema proporzionale con cui si attribuiscono gli altri 225 seggi. In ogni caso sono indicativi dei futuri rapporti di forza.

POROSHENKO NON SFONDA

Poroshenko, che alle presidenziali di maggio aveva conquistato il 55%, non è riuscito a rafforzarsi nel parlamento: il suo blocco è al 23%-24%, contro il 30% della vigilia. «L’Ucraina ha votato massicciamente per un avvicinamento irreversibile all’Europa», ha commentato il capo dello Stato, protagonista oggi anche di un blitz a Kramatorsk, nell’est del Paese, per ringraziare i soldati. Ma il suo indebolimento rischia di ripercuotersi non tanto sull’ integrazione europea e sulle riforme quanto sul dialogo con Putin per consolidare il processo di pace nelle regioni orientali, dove oggi non si è votato nelle zone presidiate dai ribelli filorussi e l’affluenza in quelle controllate da Kiev è stata intorno al 25%, la metà di quella nazionale (53%). Tanto più che a rafforzarsi è stato il Fronte popolare del premier Arseni Iatseniuk, uno dei più feroci critici di Putin, catapultato alle spalle del blocco del presidente con oltre il 21%: la sua riconferma alla guida del prossimo governo appare quindi inevitabile, con il rischio di un duello a distanza tra presidente e primo ministro, come ai tempi di Iushenko e Timoshenko, i due eroi della rivoluzione arancione finiti ai ferri corti.

I FILORUSSI

Samopovich si presenta invece come una forza nazionalista moderata ma potrà reclamare una adeguata presenza nel governo, a differenza del partito radicale (se verrà imbarcato nella coalizione) di Svoboda (libertà, 5,8%-6,3%) e della Timoshenko. I filorussi saranno (sotto) rappresentati solo dal Blocco di Opposizione (6,6%-7,8%, ma in crescita stando agli ultimi dati), avatar del partito delle Regioni dell’ex presidente Ianukovich, guidato dal suo ex controverso ministro dell’energia Iuri Boiko e sponsorizzato da due oligarchi: Rinat Akhmetov, l’uomo più ricco del Paese, e Dmytro Firtash. Non ce l’ha fatta Ucraina Forte di Serghiei Tighipko (2,6%), ex vicepremier di Ianukovich.

SPARISCONO I COMUNISTI

Fuori, per la prima volta dopo 20 anni, anche i comunisti (2,9%), visti ormai come gli eredi dell’odiata Urss e travolti da un odio che ha abbattuto anche quasi tutte le statue di Lenin nel Paese. Le elezioni sono state quindi un vero terremoto, ma la strada delle riforme e della pace a est resta in salita, in un Paese sull’orlo del baratro economico e dove le elezioni sono state monche: non si è votato nella Crimea “occupata” dalla Russia, né nelle zone in mano ai ribelli, con una trentina di seggi che nella Rada resteranno vuoti, come una ferita aperta.

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Vittoria facile delle forze europeiste, ma i filorussi rimangono il primo partito in un pugno di regioni del sudest.

Gli ultranazionalisti vengono ridimensionati e i comunisti scompaiono dal parlamento. Alla Rada entra per la prima volta Samopomich, il nuovo partito di Andrei Sadovy, sindaco di Leopoli. La scarsa affluenza alle urne (circa il 52%, meno delle presidenziali di maggio) è il segnale che metà del Paese ha preferito assistere e non partecipare alla seconda tappa di ricostruzione politica dopo la rivoluzione di febbraio.

Questo il bilancio provvisorio delle elezioni parlamentari di domenica a spoglio ancora in corso. Mentre nel proporzionale (225 seggi da assegnare) si profila un testa a testa tra il Blocco del capo di stato Petro Poroshenko e il Fronte Popolare del premier Arseni Yatseniuk, entrambe le formazioni sul 22% con meno della metà dei voti scrutinati, nel maggioritario (198 seggi) i candidati del presidente dovrebbero fare bottino pieno lasciando poco a quelli legati al primo ministro.

La frazione parlamentare presidenziale dovrebbe avere dunque la maggioranza relativa senza troppi patemi. Da attendere sono comunque i risultati definitivi e nei prossimi giorni la formazione dei gruppi alla Rada, per vedere come si collocheranno i circa 100 deputati “indipendenti”, cioè non legati ufficialmente a nessun partito, vincitori nelle circoscrizioni uninominali.

Decisive a questo proposito saranno le direttive degli oligarchi che da dietro le quinte faranno sentire la loro voce. Poroshenko ha annunciato già domenica sera che il governo sarà pronto in dieci giorni, senza però specificare chi, oltre al Fronte popolare, ne farà parte. Per la maggioranza assoluta basterà probabilmente l’alleanza con Yatseniuk, ma per una “costituzionale” di due terzi, necessaria appunto per modificare la carta costituzionale, la scelta potrebbe cadere sia su Patria di Yulia Tymoshenko che su Samopomich di Andrey Sadovy, la vera novità del nuovo parlamento.

A rimanere esclusi saranno il Partito radicale di Oleg Lyashko e ovviamente i filorussi del Blocco d’opposizione guidati da Sergei Levochkin, ex capo dell’amministrazione presidenziale di Yanukovich, in testa non solo nelle regioni di Donetsk e Lugansk, ma anche a Kharkiv, Dnirpopetrovsk e Zaporizha.

Non sarà in ogni caso un compito facile, anche perché ora come ora non è chiaro chi trainerà il carro di tutti questi vincitori sul fronte europeista. I giochi interni sono appena iniziati e nonostante l´ottimismo sfoggiato dopo la vittoria, Poroshenko avrà probabilmente qualche gatta da pelare.

Il successo del Fronte popolare rilancia Yatseniuk sulla poltrona di premier, ma in pole position rimane anche Volodymyr Groisman, delfino di Poroshenko e ministro per lo sviluppo regionale. In estate c’è stata una crisi di governo tutta interna ai partiti filoccidentali usciti vincitori dalla rivoluzione di febbraio e anche ora al di là della facciata, tra presidente, premier e alleati vari le differenze esistono e sono spesso insormontabili. Ora bisognerà vedere se Poroshenko e Yatseniuk troveranno un nuovo equilibrio in vista delle riforme promesse, da quelle della costituzione al decentramento amministrativo e al rilancio economico. (ASKANEWS)