Tutto in nome dell’Italia e degli italiani?

13 Agosto 2019, di Leopoldo Gasbarro

Siamo sicuri? Siamo sicuri che sia proprio così? Che le scelte politiche di questi giorni e delle prossime settimane sono e saranno fatte in nome della salvaguardia del Paese (l’Italia) e dei suoi cittadini (gli italiani)? Prendiamo in esame i fatti e seguiamo la sequenza degli avvenimenti facendo un piccolo passaggio su tutto l’arco parlamentare:

1) Dopo l’ennesima lite con il M5S sulla Tav, Salvini decide di far saltare il Banco (Governo). Presa di posizione coerente o voglia, di capitalizzare al meglio un vantaggio elettorale che in questo momento, lo vedrebbe prevalere?

2) La prima reazione al possibile voto anticipato ha portato Di Maio a rilanciare sulla riduzione del numero dei parlamentari prima di un possibile voto. Voglia di spostare le attenzioni dal voto stesso o è proprio così determinante ridurre i parlamentari?

3) Ha sempre dichiarato di non voler avere nulla a che spartire con il M5S. Ora Renzi, nell’interesse superiore dell’Italia, sarebbe pronto al “grande sacrificio”. O si tratta solo della voglia di rientrare in un gioco da cui si è trovato fuori?

4) Era un po’ che non si sentiva la sua voce. Quasi ai margini della partita. Ora che il suo Movimento naviga in acque perigliose Grillo torna a farne il paladino. “No al voto”, salviamo l’Italia dai nuovi barbari, che poi sarebbero i leghisti con cui sono stati al governo fino ad una settimana fa.

5) “Apriamo la crisi e vedremo con Mattarella qual è la forma migliore più seria e credibile per salvare l’Italia. Anche Zingaretti parla del salvataggio del Paese o è un modo di salvare il PD?

6) “Niente governo di transizione per gestire le urgenze – ha dichiarato Calenda così si farebbero gli interessi della Lega”. Strategia politica contro la Lega. Ma gli eventuali conti del Paese nel frattempo chi li gestirebbe?

7) Forza Italia e Fratelli d’Italia? Sembrano in attesa di capire quali saranno le scelte di Salvini: corsa in solitaria o ritorno all’Ovile? Intanto la Meloni dichiara che dalle urne potrebbe uscirne un governo forte in grado di salvare il Paese.

Insomma, tutti al capezzale dell’Italia. Ora però toccherà a Mattarella fare le sue scelte. Qualche giorno fa ho scritto un articolo in cui evidenziavo il forte rischio che i prossimi mesi potessero vedere la costruzione di un governo a guida tecnica (Cottarelli / Draghi). La cosa sembra davvero sul punto di materializzarsi.

Un governo tecnico nel passato non è mai stato foriero di buone notizie per le tasche dei cittadini. I tecnici non devono misurarsi con l’elettorato. Possono fare scelte forti, manovre “lacrime e sangue” come spesso vengono definite, o anche come Amato nel ’92 e Monti più recentemente, operare attraverso patrimoniali per provare a sanare un debito pubblico sempre più crescente.

In nome dell’Italia pagheremo anche stavolta?

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