Turismo, per Burgio (Alpitour) necessarie misure di sostegno al settore

27 Ottobre 2020, di Redazione Wall Street Italia

Per il numero uno di Alpitour è necessario un intervento immediato da parte governativa per intraprendere misure di sostegno in questa fase critica

di Francesca Vercesi

L’emergenza Coronavirus sta generando una grave crisi nel comparto del turismo. Le necessarie misure restrittive per arrestare il virus hanno portato alla progressiva chiusura di tutte le attività del settore, con la conseguente impossibilità di generare nuovi flussi economici in entrata.

«Il rischio è di un fatturato zero a chiusura d’anno. Per questo è prioritario sbloccare i fondi. E, allo stesso tempo, trovare soluzioni condivise per convivere con questa nuova fase».
È un atteggiamento più propositivo che pessimista quello del presidente e amministratore delegato di Alpitour, Gabriele Burgio. In altre parole, se da una parte l’auspicio è di un intervento immediato da parte governativa per intraprendere misure di sostegno in questa fase critica del turismo italiano, dall’altra l’idea è quella di convivere con le nuove regole, continuando però a far vivere i settori dello svago.

«Di certo la salvaguardia della salute è prioritaria ma non è limitandosi a fare i lockdown che si trovano le soluzioni. Come nel caso di sale cinematografiche e teatri che in questi mesi si sono rivelati spazi sicuri, bisognerebbe studiare delle misure anche per il comparto turistico. Ora è tempo di lavorare sulle prossime aperture, in modo sicuro e con i protocolli del caso. Ma occorre aprire non limitarsi a chiudere tutto, come è appena avvenuto».

Colpo di grazie dall’ultimo Dpcm

A sentire gli esperti del settore, l’ultimo Dpcm emanato dal Governo, sommato alle disposizioni contenute nelle ordinanze regionali, in relazione alle misure di contenimento del contagio da Covid-19 attualmente in vigore, sta dando il colpo di grazia a tanti settori, tra cui quello dell’ospitalità.

Chiarisce Burgio: «si tratta di provvedimenti che, pur non disponendo la chiusura delle strutture ricettive, penalizzano fortemente le imprese titolari di queste ultime. Tra frontiere impermeabili al turismo, viaggi sconsigliati, eventi sospesi, spettacoli annullati, cerimonie vietate e pieno smart-working, è difficile trovare qualcuno che decida di prenotare un soggiorno in una struttura alberghiera o che compri un volo.
Il turismo è uno dei settori economici più importanti per l’Italia eppure Governo e Regione non tengono conto degli enormi sforzi che le imprese turistiche hanno compiuto per adeguarsi ai protocolli anti-Covid con l’obiettivo di garantire la massima sicurezza tanto agli ospiti quanto a dipendenti e collaboratori».

Le misure varate da Governo e Regioni si inquadrano in una fase già critica per un settore, come quello del turismo, che produce, secondo le stime di Bankitalia, il 5,5% del Pil nazionale (il 13% considerando anche il Pil generato indirettamente) e rappresenta oltre il 6% degli occupati.

Una questione, poi, finisce per penalizzare il tutto, molto legata alla dimensione culturale del Paese: l’incapacità, tutta italiana, di fare sistema e di levarsi con una voce sola.
«Sono troppe le associazioni di categoria legate a turismo e tempo libero. In questa frammentazione, non essendoci omogeneità di intenti, non riusciamo a farci sentire dal Governo», aggiunge Burgio.
E precisa: «sul futuro del turismo in Italia manca una visione a livello di sistema, gli standard delle strutture sono troppo diversi da regione a regione. E anche la promozione a livello internazionale è fatta, singolarmente, dalle diverse regioni e non a livello di paese. Tutto questo rende più difficile una promozione omogenea e ben fatta dell’Italia. Lo diciamo da anni ma nulla cambia».

In Europa più aiuti al settore

Un’altra nota dolente, poi, è la questione dei fondi. «In altri Paesi europei, come Francia e Germania, al settore del turismo sono stati dati subito fondi per ristoro. Da noi no. Di conseguenza, anche la vicenda del credito d’imposta deciso dal Governo non ha nessuna utilità se non si fattura». Alpitour oggi è in difficoltà anche perché buona parte delle sue strutture ricettive più gettonate si trova all’estero e, in particolare, tra Egitto, Marocco, Tunisia, Zanzibar, Maldive.

Intanto, sul fronte dei numeri della società, lo sforzo che si sta compiendo è molto importante. Conclude l’ad: «stiamo riducendo il più possibile i costi e monitoriamo l’andamento della cassa. Abbiamo utilizzato ammortizzatori sociali e garanzie statali sull’indebitamento ma al momento abbiamo scarsa visibilità sui prossimi mesi. La stessa stagione invernale è compromessa».

Tempi duri per l’economia e, ancor di più per il turismo. Che dell’economia italiana è, appunto, una gamba non certo gracile. E che rappresenta una importante fonte di svago, di sogno e di speranza.