Turismo: con il Covid presenze dimezzate negli esercizi ricettivi

29 Dicembre 2020, di Alessandra Caparello

E’ crisi nera per le imprese ricettive del turismo. Nel 2020, a seguito della pandemia da Covid-19, in tutti i Paesi europei i flussi turistici subiscono un profondo shock e solo nei primi 8 mesi del 2020, Eurostat stima che il numero delle notti trascorse nelle strutture ricettive nell’Unione europea sia pari a circa 1,1 miliardi, un calo di oltre il 50% rispetto allo stesso periodo del 2019. I dati provvisori del nostro Paese, relativi ai primi nove mesi del 2020, sono in linea con il trend europeo.

Turismo: è shock nel 2020

Da luglio a settembre 2020 le presenze dei clienti negli esercizi ricettivi sono complessivamente il 63,9% di quelle dell’anno precedente, un calo dovuto soprattutto alle presenze dei clienti stranieri che sono soltanto il 39,7% rispetto allo stesso trimestre del 2019.Così l’Istat nel Report sul Movimento turistico in Italia secondo cui nei mesi del lockdown (in particolare, dall’11 marzo al 4 maggio) la domanda di turismo quasi si azzera e le presenze nelle strutture ricettive sono appena il 9% di quelle registrate nello stesso periodo del 2019.

Il trimestre estivo (luglio, agosto e settembre) vede un recupero parziale, in particolare nel mese di agosto. La ripresa è decisamente più robusta per la componente domestica nazionale mentre risulta molto limitata, anche nel mese di agosto, per quella estera. Nel trimestre luglio-settembre, in particolare, le presenze totali sono pari a circa il 64% di quelle registrate l’anno precedente, con una perdita di più di 74,2 milioni di presenze.
I pernottamenti dei clienti italiani raggiungono poco più dell’86% di quelli rilevati lo scorso anno, quelli relativi ai clienti stranieri appena il 40%.

In forte flessione i viaggi per motivi di lavoro

Se nei primi nove mesi del 2020 i viaggi effettuati dai residenti pernottanti negli esercizi ricettivi diminuiscono di circa il 30% rispetto allo stesso periodo del 2019, il calo più consistente si rileva nel segmento dei viaggi svolti per motivi di lavoro, che rappresentava nei primi nove mesi del 2019 il 13,6% degli spostamenti e circa l’8% delle presenze e che, nello stesso periodo del 2020, si riduce a meno della metà.
In consistente calo tutte le motivazioni dei viaggi di lavoro, in particolare quelle legate alle attività congressuali e di convegni o seminari (-81,3%) e le riunioni d’affari (-41,8%).