Trump: rivoluzione fiscale, “cosa così non c’era da Reagan”

9 Agosto 2016, di Alessandra Caparello

NEW YORK (WSI) – La più grande rivoluzione fiscale dai tempi del presidente Ronald Reagan. Così ha definito il suo piano fiscale il candidato repubblicano in corsa alla Casa Bianca, Donald Trump. Il tycoon ha parlato all’Economic Club di Detroit in Michigan esponendo a grandi linee la sua riforma fiscale che si fonda essenzialmente su tagli.

“Con il mio piano, nessuna azienda americana pagherà più del 15% di tasse. In altre parole, ridurremo le vostre imposte dal 35 al 15 per cento. Ora puniamo le aziende (con alte imposte, ndr) perché producono in America, ma lasciamo che importino senza costi”.

Nei piani di Trump anche la possibilità di riportare i capitali statunitensi nel Paese con un’aliquota più bassa pari al 10% che dovrebbe permettere il ritorno di miliardi di dollari.

“Riporteremo miliardi di dollari parcheggiati all’estero, con un’aliquota del 10% sui capitali di ritorno”.

Per quanto riguarda le famiglie, ecco la ricetta del tycoon:

“Le famiglie americane guadagnano oltre 4.000 dollari in meno rispetto a 16 anni fa. Il 31% della paga dei lavoratori, in media, finisce in tasse, a cui si aggiunge il 10% in tasse statali e locali”.

Trump non perde occasione per attaccare la sua avversaria Hillary Clinton:

“Ogni piano che ha fallito per questa città, e per molte altre, è un piano che è stato sostenuto da Hillary Clinton (…) Le nostre strade e i nostro ponti sono in pessimo stato, ma troviamo i soldi per sistemare milioni di rifugiati a spese dei contribuenti (…) Per molte persone che vivono qui a Detroit, [il sogno americano] è svanito. Questa città è la dimostrazione del fallimento dei piani economici dell’attuale amministrazione. Quando l’America era governata da noi, Detroit ha vissuto n boom economico (…) Hillary Clinton è la candidata del passato. La nostra è la campagna del futuro (…) L’aspetto comune di ogni idea di Clinton è che vi punisce perché lavorate e fate affari negli Stati Uniti. Ogni politica ha avvantaggiato i Paesi stranieri come la Cina”.