Trimestrali Usa: quando le big di Wall Street sveleranno i conti del II trimestre 2025
Fonte: Getty Images
Le grandi banche d’affari americane scaldano i motori per la nuova stagione delle trimestrali Usa alle porte. Da JPMorgan, Wells Fargo, Citigroup e BlackRock fino a Bank of America, Goldman Sachs e Morgan Stanley, l’earning season delle big bancarie made in USA rappresenta il primo vero banco di prova per i mercati, che guardano con attenzione alle performance del settore finanziario.
Gli occhi sono puntati su due aspetti principali: da un lato l’attività bancaria tradizionale (prestiti, depositi, margini di interesse), dall’altro il rendimento delle divisioni di wealth management, investment banking e trading.
Trimestrali Usa: le date da segnare
Il primo trimestre del 2025 si è chiuso con una crescita degli utili piuttosto contenuta per il settore finanziario, e le aspettative per il secondo trimestre non sembrano promettere molto meglio. Secondo le previsioni di FactSet, gli utili del comparto finanziario dell’indice S&P 500 dovrebbero salire appena del 2,9%, un dato inferiore sia al 5,5% previsto lo scorso marzo che al 7,1% registrato nei primi tre mesi dell’anno. A pesare sul settore sono diversi fattori: segnali di rallentamento economico, incertezza politica, timori legati ai dazi, e un mercato immobiliare debole. In più, i tassi di prestito restano elevati e le condizioni di credito più rigide.
E in questo scenario, come di consueto, saranno le grandi banche americane a inaugurare la stagione delle trimestrali.
Ecco le date ufficiali delle principali trimestrali bancarie in arrivo:
- BlackRock: Martedì 15 luglio 2025
- JPMorgan: Martedì 15 luglio 2025
- Wells Fargo: Martedì 15 luglio 2025
- Citigroup: Martedì 15 luglio 2025
- Bank of America: Mercoledì 16 luglio 2025
- Goldman Sachs: Mercoledì 16 luglio 2025
- Morgan Stanley: Mercoledì 16 luglio 2025
Quali sono le principali difficoltà per il comparto bancario
Le ombre non mancano. Negli Stati Uniti il comparto è alle prese con numerosi ostacoli: il rallentamento dell’economia, l’incertezza legata ai dazi commerciali, una politica fiscale ancora indefinita e condizioni finanziarie più restrittive.
Un indicatore chiave da monitorare sarà la disponibilità di credito. Negli ultimi mesi gli spread sui bond aziendali – ossia il differenziale tra i rendimenti delle obbligazioni corporate e quelli dei Treasury – sono rimasti sorprendentemente bassi. Questo potrebbe indicare che i mercati non vedono imminente un rischio recessivo, nonostante i default aziendali siano in crescita e i fondamentali si stiano indebolendo.
Secondo Collin Martin, stratega del centro ricerche di Schwab, “gli investitori obbligazionari sembrano ignorare i segnali di deterioramento”. Un atteggiamento che, se confermato, potrebbe riflettersi in una maggiore stabilità del sistema bancario nel breve termine.
A lanciare un campanello d’allarme è stato anche Jamie Dimon, CEO di JPMorgan, che a fine maggio ha parlato di possibili “crepe nel mercato obbligazionario” e ha evocato lo spettro della stagflazione, con crescita in rallentamento, disoccupazione in aumento e inflazione persistente. La Federal Reserve, nella sua riunione di giugno, ha alzato sia le stime sull’inflazione che quelle sulla disoccupazione rispetto a marzo. Uno scenario che potrebbe frenare la propensione delle banche a concedere credito, peggiorando ulteriormente le prospettive economiche.