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Le nuove previsioni del Fondo Monetario Internazionale offrono un cauto ottimismo per l’Italia, con una crescita del PIL rivista leggermente al rialzo per il 2025
L’accordo tra USA e UE introduce un dazio del 15% sulle merci europee, senza controdazi immediati da parte dell’UE: il PIL italiano potrebbe contrarsi dello 0,2%, quello tedesco dello 0,3%, mentre la quota francese resterebbe allo 0,1%.
Le ondate di calore diventano un freno alla crescita economica. Secondo Allianz Trade, la perdita di produttività legata alle temperature estreme costerà all’Italia il doppio della media europea. L’economia si confronta con una “nuova normalità” climatica fatta di stress termico, scioperi climatici invisibili e perdite durature nei settori agricolo e infrastrutturale.
Il governatore Gavin Newsom si è vantato del fatto che il tasso di crescita della California supera quello degli Stati Uniti
Secondo le nuove previsioni del Fondo Monetario Internazionale l’impatto dei nuovi dazi potrebbe costare fino allo 0,5% del PIL mondiale nel 2025 e allo 0,3% nel 2026.
In uno scenario economico internazionale complesso per via delle tensioni geopolitiche, ma soprattutto a causa dei nuovi dazi dell’amministrazione statunitense, l’Italia rischia di perdere colpi in termini di crescita del Pil. Le stime di EY
L’economia italiana ripiomba nella stagnazione. E, secondo le stime (riviste al ribasso) dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio (Upb), viaggerà con un Pil nell’ordine dello “zero virgola” anche nei prossimi due anni
Per gli esperti della banca d’affari, l’Italia avrebbe le carte in regola per trainare, insieme alle altre economie dell’Europa mediterranea, il Pil della zona euro nel 2025.
Nel suo rapporto di ottobre, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita per l’Italia. Dalle nuove stime emerge un quadro più cauto e complicato
Pericolo scampato per l’economia Usa che, almeno per ora, evita la recessione. Rassicurazioni in tal senso sono arrivate ieri con la diffusione del Pil del secondo trimestre. Ora la palla passa alla FED